Ultima ora. Caso sospetto di Covid-19? a Nocera Inferiore

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La maggior parte delle persone che hanno contratto l’infezione è guarita. Sono i dati aggiornati e rivalutati dalla Protezione Civile, dopo un controllo ampio effettuato sui dati trasferiti dall’esplosione dell’emergenza in provincia di Salerno.

A Nocera Inferiore alle ore 01:00 il suono dell’autoambulenza mette in allarme i residenti di via Siniscalchi, e da voci indicrete sembrerebbe un caso sospetto di Covid-19, notizia da prendere ovviamente con le pinze, visto che la tensione e lo stato psicologico dei cittadini è ancora alta, e potrebbe creare falsi allarmismi. Seguiranno aggiornamenti

La pandemia di COVID-19 e il lockdown hanno causato un considerevole incremento di disagio, non solo materiale, ma anche emotivo. Da un lato le preoccupazioni economiche per il lavoro, dall’altro l’ansia per la malattia.

All’inizio, la crisi legata alla diffusione dell’epidemia da Covid19 ha creato una situazione confusa che è evoluta rapidamente. Le persone hanno cominciato a paragonare il contesto che si trovavano di fronte alla fine del mondo e alle notizie relative agli ospedali sovraffollati e all’incapacità del sistema sanitario di far fronte al carico di malati ha fatto seguito la preoccupazione relative alle scorte alimentari. Il panico rappresenta un elemento ricorrente nelle fasi iniziali di tutti i contesti di crisi, ma sebbene ancora non si possa tracciare un bilancio dell’efficacia delle misure adottate nel contenimento della diffusione della pandemia, una cosa sembra essere certa: la conseguenza della quarantena di massa, il cosiddetto lockdown, è la paura. La paura di infettarsi, alla paura di infettare, la paura per i figli o per i genitori anziani, la paura della crisi economica… Questa è stata alimentata e amplificata inevitabilmente dalla narrativa che ha accompagnato l’aumentare dei casi, delle morti e di un bollettino quotidiano che molto spesso è stato rappresentato come un bollettino di guerra. I fattori che in questo contesto ne hanno condizionato l’evoluzione sono stati molteplici.

Nell’affrontare le misure che possono essere messe in campo per fronteggiare l’impatto psicologico dell’attuale contesto va fatta una prima distinzione: interventi durante la crisi e interventi dopo la crisi. La seconda distinzione necessaria è tra quelli che sono stati sottoposti a quarantena perché infetti o contatti stretti e quelli che invece hanno subito il solo, si fa per dire, lockdown.

Il rischio di sindrome da stress post-traumatico è stato studiato a lungo in letteratura scientifica anche come conseguenza di un trauma di massa, ad esempio analizzando le reazioni dei sopravvissuti agli attacchi terroristici dell’11 settembre a NY o a Parigi nel 2015. L’integrazione sociale dei sopravvissuti precedente l’evento traumatico, il fatto ad esempio di avere amici o una famiglia è sempre stato identificato come fattore protettivo. Tra i superstiti coloro che avevano una integrazione sociale hanno sempre mostrato un minor rischio di sviluppare la sindrome da stress post-traumatico e se sviluppata avevano comunque maggior probabilità di guarire e in minor tempo.

Dopo il superamento della fase critica dell’epidemia l’attenzione andrà focalizzata sulle persone quarantenate e su quelle maggiormente vulnerabili. Il supporto psicosociale più importante sarà fornito sia dai famigliari, dai servizi sociali, dagli psicologi e dagli psichiatri al fine di garantire il proprio benessere anche al lavoro e un monitoraggio nel tempo.

Dott. Luca Buzio – Medico del lavoro, Membro del Comitato Medico Interistituzionale dell’Unione Europea -.