«Quello guadagna 100, 110 mila euro l’anno Mario, poi ovviamente tutti gli imbrogli che fa…le sentenze che si vende, voglio dire, le altre cose, questo è. Io gli portai quel Rolex per farmi fare lo spostamento dell’udienza Composto Campania..dissi Mario, fissami l’udienza a un anno, e disse ma io sono a problemi di soldi veramente». Eccole le parole di Roberto Lambiase, mentre parla al telefono con Giovanni Spinelli, il 13 marzo 2015. E’ l’intercettazione chiave con la quale la procura di Napoli comincia la sua indagine. Lambiase, ex presidente dimissionario del consiglio comunale di Roccapiemonte, parla del suo rapporto con il giudice Mario Pagano, il principale indagato dell’inchiesta dei giudici partenopei. A quel tempo in servizio al tribunale di Salerno e ora in quello di Potenza, avrebbe di fatto stabilito una serie di contatti, tra i quali giudici, politici di Rocca e in ultimo, avvocati. Le carte dei pm Celeste Carrano e Ida Frongillo sono piene di “omissis”. Segno che l’indagine è molto più ampia, dove ciò che è pubblico fornisce solo una piccola parte del quadro indiziario legato all’inchiesta. I passaggi di quelle intercettazioni spinsero la Mobile, pochi mesi fa, ad effettuare una serie di perquisizioni nei riguardi di alcuni degli attuali indagati.
«Io gli dissi, Mario, ti porto i soldi, ma sei stupido. Dissi aspetta mi sembra che ho un Rolex rubato» dice Lambiase a Giovanni Spinelli. L’argomento sono poi soldi in prestito ed è a quel punto che Spinelli dice che «disse una persona che lui si comprava i soldi dal Mulunaro, quello di fronte a lui». «Si è vero, tanto che ha fatto qualche quaranta riabilitazione a uno che veniva protestato e andava da Mario Pagano, Andava il giorno dopo, faceva il ricorso». «Giovanotto – rimprovera Spinelli a questo punto, con la conversazione ormai fuori binario – non è che tu hai il telefono sotto controllo..tu parli sempre». «Ma come ti permetti – ribatte Lambiase – io sono una persona perbene, tu sei babbo» «Va bene ma tieni il telefono sotto controllo»; «Ma stai zitto, sei scemo, allora che faceva Pagano.. secondo te perché ti sto dicendo queste cose, fammi capire?» «Che io le cose che sto dicendo, il maresciallo potrebbe andare in cancelleria a Salerno e controllare, scrivere il nome della riabilitazione, e vedere che le ha fatte tutte Mario Pagano.. hai capito? Quello poi faceva l’assegno, veniva protestato, presentava il ricorso. Quello faceva il ragioniere dal Mulunaro, andava da lui e i soldi uscivano».
Questi passaggi spingono la procura partenopea a disporre le intercettazioni sul telefono del giudice e, in seguito, anche per lo stesso Lambiase. Si fermano ad agosto, per poi riprendere a settembre. «Il magistrato – si legge nell’informativa – attraverso la collaborazione con altri soggetti riusciva ad ottenere informazioni riservate su date di udienze, organi giudicanti e relatori nella sfera di competenza di diversi tribunali del distretto salernitano». Dal contenuto delle telefonate emergono presunti rapporti con Nicola Montone, funzionario presso l’ufficio recupero crediti del Gip del Tribunale di Salerno e cognato del giudice, il dipendente del ministero di giustizia Michele Livrieri e il Got (giudice ordinario) del tribunale di Salerno Augusta Villani.
Altri passaggi invece riportano di telefonate con il Giudice di Pace presso il tribunale di Nocera Inferiore, Veronica La Mura, indagata in un altro procedimento dalla procura di Napoli. I due discutono – tra messaggi e telefonate – su di un’ordinanza del Tar del Lazio. Il Giudice La Mura finisce anche nei discorsi tra Pagano e Villani, che garantiva a sua volta che «se fosse stata nominata un Got che conosceva, non ci sarebbero stati problemi». L’avvocato Giovanni Pagano, in contatto con il giudice Mario Pagano, aggiunse anche di «aver tranquillizzato La Mura ricordandole che “Don Mario, il giudice Pagano non abbandona mai nessuno”. Poi precisa di non parlare mai al telefono di queste cose. Il numero notevole di intercettazioni, insieme alle loro trascrizioni, tra i vari soggetti coinvolti, per la procura sono indicative di “trattative”, “interventi” e “assegnazioni”. Ovviamente, si tratta di ipotesi che hanno spinto i sostituti procuratori di Napoli ad effettuare solo delle perquisizioni. L’intero procedimento – lo ricordiamo – nasce da quella telefonata chiave tra Romberto Lambiase e Giovanni Spinelli. L’indagine è quella della procura di Nocera Inferiore sui falsi matrimoni a Cava de’ Tirreni. Appena la polizia ascolta del presunto coinvolgimento del giudice, stralcia quella telefonata e manda tutto a Napoli per competenza. Dove le indagini sono ancora in corso.

