Non è un capriccio ma un diritto, eppure ancora oggi, nel 2025, c’è chi deve bussare anzi, battere i pugni sul tavolo, per vedersi riconosciuto qualcosa di elementare: il riposo dopo il lavoro.
di Giorgia Valentini
La Cisl Fp Salerno ha lanciato un segnale forte, una denuncia che rimbomba nei corridoi del Dea Nocera/Pagani/Scafati in cui troppi lavoratori non riescono a usufruire dei riposi compensativi che spettano loro per legge e questo non per assenza di norme, ma per pura negligenza gestionale, eppure siamo in piena campagna elettorale. La normativa è chiara come il sole a mezzogiorno: il riposo compensativo è previsto dal Ccnl Sanità e ribadito dalla delibera aziendale numero 1524 del 2 ottobre 2024, che disciplina l’orario di lavoro; perché quelle ore di vestizione, svestizione e passaggio consegne, le cosiddette “eccedenze fisiologiche” , non sono un dettaglio o un favore, ma tempo di lavoro vero e proprio, che genera un credito orario; e quel credito, per legge e per buon senso, deve essere restituito al lavoratore in forma di riposo o recupero orario.
Persino la direzione risorse umane, con una nota ufficiale (protocollo 63555 del 17 marzo 2025), ha chiarito il principio che le ore a credito restano un diritto, non un’illusione contabile, e allora perché ancora tanti operatori non riescono a recuperarle? La Cisl chiede alla direzione sanitaria e amministrativa del Dea di intervenire subito, inviando una circolare chiara a tutti i Responsabili di U.O. “Difendiamo i diritti di chi lavora ogni giorno per la salute di tutti” — scrive il sindacato. Parole che suonano come una scossa in un sistema che sembra essersi abituato all’abuso silenzioso del tempo altrui.
Come se non bastasse, un’altra ferita resta aperta, che è quella degli straordinari non retribuiti, un altro scandalo silenzioso. Molti operatori, spinti dalle esigenze di servizio, hanno superato il limite delle 180 ore annue previsto dal contratto, arrivando in alcuni casi a 250 ore e oltre, con tanto di autorizzazione formale dei Direttori di Unità Operativa; eppure, il pagamento di queste ore resta fermo al palo. Una nota della direzione risorse umane del 4 settembre 2025 aveva già riconosciuto la legittimità del pagamento anche oltre le 250 ore, ma come spesso accade, tra le carte protocollate e la busta paga passa un abisso. Il sindacato ora chiede due cose semplici e sacrosante: L’elevazione automatica del monte ore straordinario a 250 ore per chi ha già superato le 180; e il pagamento integrale delle ore oltre le 250, per chi dispone di autorizzazione formale.
Aggiunge un dettaglio che pesa come un macigno, ovvero che anche le ore di reperibilità devono rientrare nel conteggio dello straordinario. In altre parole, chi lavora, va pagato, tutto qui; nessuna filosofia ma solo giustizia; perché dietro ogni turno coperto, ogni notte in reparto, ogni cambio d’orario improvviso, ci sono persone che tengono in piedi ospedali e servizi pubblici spesso con turni massacranti e stipendi che non tengono il passo con la fatica , e sentirsi dire che le ore lavorate “non risultano”, o che “non è ancora il momento di pagarle”, è un insulto alla dignità di chi lavora. È ora che la burocrazia smetta di calpestare i diritti e che chi dirige cominci ad ascoltare davvero chi lavora sul campo; non servono slogan, basta applicare le regole, perché il rispetto non si promette, si pratica.

