Tuo figlio non mangia: ragioni e consigli per un giusto approccio

Una delle principali preoccupazioni che i genitori hanno è sapere se il bambino si alimenta in modo sufficiente, perché, se così non fosse, ciò potrebbe incidere negativamente sulla sua salute e sulla sua crescita. Ovviamente in tutti i casi in cui un bambino riduce nettamente la quantità di cibo che mangia, la cosa migliore è quella di trovare la causa e il trattamento appropriato. Per fare questo bisogna andare dal pediatra: questa discussione infatti serve solo a supporto a quello che il vostro pediatra vi avrà già detto di fare. Qui intendiamo solo darvi una mano in più, vista la delicatezza dell’argomento.

Di solito la conversazione inizia così: “Dottore il mio bambino non mangia“.
Ovviamente non tutti i casi sono uguali, ci sono situazioni diverse. La prima cosa che si fa è prendere in considerazione la durata del fenomeno: chiedo alla mamma se lei ritiene che il suo bambino mangi poco da sempre, oppure se è una cosa cominciata di recente.
Questa è una distinzione fondamentale, perché quando la risposta è che il bambino si comporta così da sempre, essa o è il risultato di un problema cronico o è il risultato di un modo di essere del bambino stesso, cioè del carattere. Invece, se la risposta riferisce di un atteggiamento registratosi da poco tempo, esso è quasi sempre il frutto di un problema recente, da diagnosticare.

Quando il bambino non mangia “da sempre“. In primo luogo bisogna escludere dei problemi cronici. I più comuni sono le allergie, le intolleranze alimentari e il reflusso gastroesofageo. Insieme a tanti altri, meno frequenti. Appena nato, un bambino non produce acido nello stomaco, tuttavia la sua produzione aumenterà gradualmente durante le prime settimane di vita. Lo possiamo notare perché in principio quando il latte con il reflusso esce dalla bocca non è coagulato e non sa di acido. A poco a poco invece, man mano che la secrezione acida dello stomaco aumenta, il latte che defluisce dalla bocca cambia aspetto ed è possibile sentire il suo odore di acido e vedere che il siero di latte, trasparente, è separato dalle proteine che sono coagulate e che appaiono come dei granuli biancastri. Questo non è altro che latte coagulato che viene emesso dopo il contatto con i succhi gastrici che sono acidi. Questo potrebbe anche non essere un problema in sé, se il bambino cresce e non ha disagi, ma il problema si verifica quando la produzione di acido è troppo elevata, se accade questo ci sono dei notevoli disagi: il più frequente è quando il bambino, che risulta essere tranquillo prima di mangiare, nell’atto di nutrirsi interrompe il pasto e grida di dolore, inarcandosi all’indietro più volte. In questo caso la diagnosi è facile e si interviene subito con una cura.

Comunque, anche se il reflusso acido, in più del 90% dei casi si risolve spontaneamente tra i 10 e i 12 mesi, nei casi in cui non viene intrapresa alcuna terapia (o perchè il reflusso non è tanto pronunciato da comportare emissione di latte dalla bocca o perchè il bambino cresce normalmente), esso ugualmente provoca piccoli disagi ad ogni pasto, tanto da rendere i pasti dei momenti spiacevoli, di cui il bambino conserva un ricordo negativo. Questo fenomeno può far diventare difficile il rapporto del bambino con il cibo per anni interi. Infatti, se ogni volta che mangia il bambino prova dolore, col tempo si stabilisce un rifiuto per il cibo, accentuato anche dal fatto che durante questi momenti difficili il bambino viene forzato a mangiare dalla madre e quindi ciò aumenta il disagio.Di solito questi bambini sono quelli in cui le “coliche gassose” hanno avuto una durata di gran lunga superiore ai cosiddetti “tre mesi”, che più o meno rappresentano la loro durata normale.

Un altro caso è il bambino che rifiuta il latte ma accetta lo yogurt e formaggi. Infatti una reazione che porta al rifiuto del cibo si può verificare nelle intolleranze o allergie alimentari, in cui il problema compare in seguito ai disagi determinati dall’assunzione di cibi a cui il bambino è allergico o intollerante. Ad esempio ci sono alcuni bambini che rifiutano il latte e assumono invece yogurt e formaggi. Probabilmente in questi casi la causa è un’intolleranza al lattosio, che è uno zucchero contenuto nel latte. Questo succede perché yogurt e formaggi sono fermentati, cioè possiedono dei batteri che digeriscono il lattosio e lo trasformano in acido lattico. E non contengono lattosio, che è invece contenuto nel latte. Ovviamente ogni volta che assumono latte questi bambini hanno dei disagi, perché sono carenti di un enzima detto “lattasi” che nell’intestino digerisce il lattosio, il quale non potendo essere digerito si accumula nell’intestino e viene utilizzato dai batteri qui presenti che lo trasformano in gas e sostanze nocive per l’intestino. Quindi, ogni volta che il bambino assume il latte liquido prova dei disagi che alla fine generano una sensazione negativa che si ripete ogni volta in seguito all’assunzione del latte, che quindi viene rifiutato.

Tuttavia, tra i bambini che non mangiano “da sempre”, il caso più frequente è il bambino che non mangia perché è scarsamente interessato al cibo. Quando i genitori insistono per farlo mangiare più di quanto gli basta, manifesta un rifiuto. Se si entra in un circolo vizioso tra insistenze dei genitori e rifiuti, il risultato è mangiare sempre di meno. Questo è il gruppo più numeroso perché è la situazione più comune. Sono bambini felici e sani e molti attivi, ma quando arriva il momento del cibo scoppia la guerra. Le madri mi fanno una descrizione dettagliata di ciò che mangiano durante la giornata, e obiettivamente mangiano di meno rispetto alla maggior parte dei bambini della stessa età e con lo stesso peso.
Tuttavia stanno bene, sono attivi, e non si fermano davanti a niente, fatta eccezione per i pasti durante i quali si mettono sulla difensiva e non smettono di rifiutare il cibo, ma non perché hanno dei disagi fisici.

Che cosa succede in questi casi? Perché c’è il problema? In questi casi il problema non è il bambino, ma è un problema dei genitori, i quali hanno aspettative sulla quantità che il bambino dovrebbe mangiare che superano quelli che sono i suoi reali bisogni. È un problema dei genitori, e non dei bambini. Infatti se il cibo non riuscisse a soddisfare realmente le loro esigenze sarebbe impossibile per loro stare bene, essere attivi e sani. In effetti sono dei bambini che sono delle 500 e non delle grosse BMW o Mercedes e quindi hanno bisogno di poca benzina per camminare, ma arrivano comunque e dovunque.
Il problema sono i genitori che fanno delle cose sbagliate e che generano i problemi che i bambini hanno con il cibo. Due sono gli errori più comuni:

1 – Combattere con il bambino per farlo mangiare di più. In questo modo, ripetendo questo comportamento regolarmente, non faranno mai in modo che il bambino mangi di più anzi, in pratica, l’unica cosa che otterranno è che il bambino abbia un’esperienza spiacevole con il cibo, e questo si ripete giorno dopo giorno, per anni.
2 – Offrire, anche fuori pasto, ai bambini alimenti che sanno che egli mangia con facilità, come ad esempio le merendine. In questo modo non faranno altro che diseducare il bambino e impoverire la sua dieta. Quante mamme dopo un combattimento a pranzo, sono stremate e disponibili a dare dopo breve tempo al bambino una merendina perché pensano “vabbè tanto si mangia almeno questo“, oppure preparano altri cibi dopo che il bambino rifiuta il primo che hanno preparato, sbagliando ancora di più perchè cosi ingenerano confusione e rifiuto ancora maggiore. Entrambi questi comportamenti, seguiti da una parte dei genitori, peggiorano realmente l’atteggiamento dei bambini e generano problemi reali. Il comportamento giusto è quello di fermarsi davanti al rifiuto deciso del cibo da parte del bambino, e non offrire altri alimenti fino al pasto successivo nel quale devono essere offerti alimenti corretti dal punto di vista nutrizionale e non di comodo. E se ci sono richieste da parte dei bambini di questi alimenti durante l’intervallo normale tra i pasti, bisogna ignorarle senza rimproverare, e non mostrando molto interesse da parte vostra, ma stare zitte ed aspettare l’ora del pasto successivo.

Quando un bambino rifiuta il cibo da pochi giorni, quasi sempre c’è un problema insorto da poco, e se non ci siete ancora andati, recatevi dal pediatra. L’appetito e qualcosa che può variare da un giorno all’altro. In realtà è una cosa che capita facilmente quando un bambino non sta bene. Infatti quando un bambino è malato è cosa comune che perde il desiderio di mangiare momentaneamente, ed è normale che in questa situazione possa perdere anche peso, ma una volta guarito si riprenderà molto facilmente.
Frequente è il caso del bambino che ha la diarrea e non mangia: infatti quando un bambino ha un’infezione all’intestino, compare la diarrea. È normale che un bambino con diarrea non sia in grado di mangiare la quantità di cibo che di solito prende quando sta bene. Spesso mangia più frequentemente e in piccole quantità. La ragione e che l’intestino si muove più velocemente quando arriva il cibo, compare mal di pancia, il bambino si sente a disagio ed evita di mangiare. Quindi quando il bambino ha la diarrea si consiglia di offrire pasti in piccole quantità e più frequentemente, e molte volte è lo stesso bambino a fare istintivamente la cosa giusta. Se i genitori in questa situazione forzano a mangiare, nonostante il mal di pancia, otterranno solo vomito e aumento della diarrea.

Altre volte il bambino non mangia perché assume gli antibiotici: ci sono delle madri a cui non piace dare l’antibiotico al bambino, anche quando è necessario, perché quando glielo danno il bambino non mangia niente. Sebbene alcuni antibiotici possano influenzare l’appetito, nella maggior parte dei casi non è l’antibiotico che causa la mancanza di appetito: la vera ragione è che ogni volta che prende l’antibiotico il bambino è malato, e che ha meno fame per la malattia stessa e non per l’antibiotico. Come nel caso precedente non bisogna preoccuparsi, così come l’infezione se ne andrà, e a volte con l’antibiotico, quando esso è necessario, si fa prima, il bambino mangerà di più e recupererà ciò che ha perso.

Ultimo caso: il bambino che non mangia quando ha i muchi. In realtà il muco è un vero e proprio alimento, essa è composto da proteine e zuccheri, e il bambino, quando è raffreddato, ne ingoia tanto durante la giornata e lo digerisce pure, come conseguenza si produce un senso di sazietà. Quindi un bambino che ha molti muchi è normale che non abbia fame, perché in realtà mangia un sacco, ma siccome è il riciclaggio di sostanze già presenti nell’organismo, non possiamo aspettarci che se un bambino che ingoia molto muco alla fine possa prendere peso. Tuttavia, come nel caso precedente è un periodo transitorio e quando i muchi diminuiranno riprenderà a mangiare. Tanta calma anche in questo caso e non forzatelo a mangiare per non determinare reazioni negative.

Il dottore Vincenzo Stile, pediatra di famiglia dell’ASL Salerno da circa 30 anni, svolge la sua attività a Nocera Inferiore, in Piazzetta Caduti Civili, n.8.
Contatti mail: vincenzo.stile@gmail.com
Cellulare e WhatsApp per richiedere visite e consulenze 3483401681
Canale telegram: www.telegram.me/ceunpediatrainfamiglia

Il primo libro del dottore Stile, “Alimentazione nel primo anno di vita” è già disponibile. Per maggior informazioni cliccare qui ( http://bit.ly/2dyjnh8 )