Trump, tra pace in Medio Oriente e guerra commerciale con la Cina

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Mentre si gode i riflettori per aver favorito la storica tregua in Medio Oriente, Donald Trump riaccende la miccia del conflitto economico con Pechino. Dopo mesi di distensione apparente, tra Stati Uniti e Cina tornano a soffiare i venti di guerra commerciale, con il presidente americano deciso a reagire alla nuova stretta di Pechino sulle esportazioni di minerali rari.

Nuovi dazi sui prodotti cinesi

Una mossa definita da Trump “un atto ostile”, che ha spinto la Casa Bianca ad annunciare nuovi dazi al 100% su tutti i prodotti cinesi a partire dal 1° novembre, insieme a rigidi controlli all’export di software essenziali. Contestualmente, l’ex tycoon ha cancellato ogni ipotesi di incontro con Xi Jinping, previsto per metà mese in Corea del Sud.

“A partire dal primo novembre – ha scritto Trump sul suo social Truth – gli Stati Uniti imporranno alla Cina una tariffa del 100%, oltre a quelle già esistenti. E introdurremo controlli sulle esportazioni di qualsiasi software essenziale.”

Il nuovo fronte economico si è aperto dopo che Pechino ha intensificato i controlli sulle terre rare, elementi fondamentali per la produzione di chip, automobili elettriche e sistemi di difesa. Secondo le nuove regole, ogni azienda che utilizzi minerali cinesi dovrà ottenere una licenza speciale, un provvedimento che ha allarmato le industrie occidentali e provocato scossoni nei mercati finanziari globali.

Le Borse chiudono in rosso

Le borse europee hanno chiuso in rosso – Milano -1,74%, Parigi -1,53%, Francoforte -1,5% – e Wall Street ha bruciato in una sola seduta oltre 1.500 miliardi di dollari di capitalizzazione, con il Nasdaq crollato del 3,5%.

Anche da Bruxelles è arrivata preoccupazione per l’irrigidimento cinese. “Ci aspettiamo che la Cina agisca come un partner affidabile e garantisca un accesso stabile alle materie prime critiche”, ha dichiarato il portavoce per il Commercio della Commissione europea, Olof Gill, ricordando gli impegni presi nel vertice Ue-Cina dello scorso luglio.

Trump, però, non ha dubbi sulla tempistica delle mosse di Pechino, insinuando che non sia casuale:

“Proprio nei giorni in cui dopo tremila anni di caos si raggiunge la pace in Medio Oriente, la Cina lancia un’offensiva commerciale. Non credo sia una coincidenza”, ha detto il presidente, rivendicando il proprio ruolo di mediatore nella tregua tra Israele e Hamas.

Così, mentre a Gaza e Tel Aviv si festeggia la fine delle ostilità, sul fronte economico si profila una nuova escalation tra le due maggiori potenze mondiali. Trump, oggi artefice di pace in Medio Oriente, sembra al contempo pronto a guidare una battaglia economica senza esclusione di colpi contro il gigante asiatico.

Una contraddizione solo apparente, per il presidente americano, che vede nella fermezza commerciale la naturale prosecuzione della sua linea di politica estera: pace con chi tratta, forza contro chi sfida l’America.