Truffa “immobiliare” scoperta dalla Finanza al cimitero di Poggioreale

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La Guardia di Finanza di Napoli ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Gip del Tribunale partenopeo, nei confronti di Carmine Montuoro, imprenditore nel settore delle pompe funebri, indagato per truffa aggravata ai danni del Comune di Napoli e di privati cittadini.

Sotto sequestro otto cappelle gentilizie di assoluta rilevanza storica tutte ubicate nel “Quadrato Monumentale” del cimitero di Poggioreale ed in particolare:

  • Cappella “Principe di Torella”- individuabile al numero 18;
  • Cappella Funeraria individuabile al numero 35;
  • Cappella Funeraria individuabile al numero 95;
  • Cappella Santangelo I;
  • Cappella Santangelo II – già denominata “Colonna Principi di Paliano”;
  • Cappella Santangelo III – individuabile al numero 33;
  • Cappella numero 87 – denominata “Duca de Sandro Nicola”;
  • Cappella numero 7 – denominata “Condari Filangieri Corsi”.

Le indagini sono partite dalla denuncia di una cittadina francese che, in visita alla propria cappella di famiglia denominata “De Grasset”, constatava che la struttura era stata finemente restaurata, ma pure soggetta a un cambio di denominazione in “Santangelo IV”. Alla donna – discendente di un militare al servizio di Re Ferdinando I di Borbone -, la cui famiglia era appunto proprietaria della cappella gentilizia, è risultato possibile accedere alla struttura, chiusa da un portone con chiavi diverse rispetto a quelle in possesso della cittadina transalpina.

Dalle indagini è emerso che Montuoro si era indebitamente appropriato delle varie cappelle, ricavando al loro interno diversi loculi, venduti poi a privati cittadini a prezzi nettamente superiori a quelli previsti dal Comune di Napoli e dalle congreghe religiose, in violazione della normativa esistente.

Montuoro aveva anche falsificato vari documenti accertanti la compravendita di centinaia di loculi da lui stesso realizzati abusivamente. Gli approfondimenti delle indagini hanno portato alla scoperta e al conseguente sequestro dell’ingente “patrimonio immobiliare” che l’impresario funebre aveva indebitamente accumulato.