Trasloco con la pistola: quando il Pnrr paga le guardie armate

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di Giorgia Valentini

A quanto pare, per traslocare oggi non basta più il furgone e qualche braccio volenteroso, serve anche una guardia armata, anzi, più d’una! Lo ha deciso il Comune di Nocera Inferiore, con una determina dirigenziale che sembra uscita più da un romanzo noir che da un documento amministrativo.

Siamo in via San Prisco, civico 20. 2 vecchi edifici popolari, B7 e B8, che a breve verranno abbattuti per far posto a nuovi alloggi ERP, spazi verdi e parcheggi. Un progetto ambizioso, finanziato dal Fondo Complementare al Pnrr nell’ambito del programma “Sicuro, Verde e Sociale”; nobile intento, ma proprio da qui nasce la scelta che sorprende: durante le operazioni di sgombero e trasloco, sarà attivato un servizio di vigilanza armata h24, con guardie giurate pronte a presidiare la scena giorno e notte.

Costo dell’operazione? 17.568 euro, Iva inclusa. Durata stimata: venti giorni di sorveglianza continua. Formalmente è tutto in regola ma simbolicamente è un pugno in faccia. Ci troviamo infatti davanti a un caso emblematico, dove i fondi europei destinati alla rigenerazione urbana quindi al futuro, al sociale, al verde, finiscono anche per coprire i costi di un contesto urbano, talmente fragile, da richiedere vigilanza armata persino per trasportare mobili. Come se la minaccia di furti, intrusioni o atti vandalici fosse la regola e non l’eccezione.

Non è una critica all’amministrazione, purtroppo è il segnale di un’Italia dove serve una scorta armata per mettere in salvo un divano. Qui il Pnrr non solo costruisce, ma si trova costretto a difendere ciò che ancora deve nascere. Dunque quest’ultima determina comunale ci costringe a riflettere: il “verde, sicuro e sociale” passa – paradossalmente – da una pattuglia armata, prima ancora che da una panchina nuova o da un parco giochi.

Allora sì, forse serve una vigilanza, ma più che armata, sociale. Perché la vera rigenerazione non si fa solo con betoniere e capitolati, si fa con fiducia, presenza e comunità. Altrimenti, anche il trasloco diventa una questione di ordine pubblico e a pagarne il conto, ancora una volta, è la collettività.