La complessa vicenda giudiziaria legata al trapianto di cuore fallito al piccolo Domenico si appresta a varcare i confini della Campania per coinvolgere direttamente il personale sanitario dell’Alto Adige. Secondo le ultime indiscrezioni investigative, la Procura di Napoli sta per ricevere gli atti dell’inchiesta parallela aperta a Bolzano, nata in seguito a un esposto di Federconsumatori. Il fascicolo, che ipotizza il reato di lesioni colpose in ambito sanitario, punta i riflettori sulla gestione logistica dell’organo prima della partenza per il capoluogo partenopeo. L’attenzione degli inquirenti è focalizzata sulla fornitura del ghiaccio: si sospetta infatti che il box per il trasporto sia stato rabboccato con ghiaccio secco a bassissima temperatura invece che con quello tradizionale, causando il congelamento irreversibile del cuore.
Al momento il registro degli indagati conta sei nomi tra medici e paramedici dell’ospedale Monaldi, ma il numero è destinato a crescere non appena verranno analizzati i materiali raccolti dai NAS di Napoli e Trento. In parallelo all’azione della magistratura, proseguono senza sosta gli accertamenti del Ministero della Salute. Gli ispettori inviati dal ministro Orazio Schillaci, dopo aver terminato i rilievi a Napoli, si sposteranno a Bolzano per ricostruire ogni passaggio della catena di custodia dell’organo. Saranno necessarie almeno tre settimane per completare il rapporto tecnico che dovrà fare piena luce su una serie di errori definiti inaccettabili.
Mentre la macchina burocratica e giudiziaria procede, il fronte umano e clinico vive ore di estrema angoscia. Patrizia Mercolino, la madre di Domenico, ha affidato al quotidiano Il Messaggero uno sfogo colmo di dolore ma anche di incredibile dignità. Dopo lo stop al nuovo trapianto imposto dal pool di esperti — che hanno giudicato le condizioni del bambino troppo fragili per sostenere un’operazione — la donna ha dichiarato di non voler smettere di sperare finché il figlio continuerà a respirare. La famiglia ha ora richiesto tutta la documentazione clinica per consultare specialisti esteri, consapevole che ogni giorno trascorso in circolazione extracorporea (ECMO) rappresenta un rischio altissimo per l’integrità degli altri organi.
Il dramma del “piccolo guerriero” ha varcato le mura dell’ospedale diventando un simbolo di resilienza per l’intera comunità. A Nola, città d’origine della famiglia, si è tenuto un momento di preghiera corale presso la parrocchia Maria Santissima della Stella, alla presenza delle autorità civili e religiose. Monsignor Pasquale Capasso, vicario della Diocesi di Nola, ha definito la fragilità di Domenico una lezione di vita per tutti, un monito contro l’individualismo sociale e istituzionale. In un clima di profonda commozione, la comunità si è stretta attorno ai genitori e ai fratellini del bimbo, trasformando un momento di sofferenza privata in un grido collettivo di solidarietà e speranza.

