Nel grande loggione della cinematografia e non solo, rimane unico nel suo genere, attore comico, poeta, padre, compagno, principe e uomo.
Ancora oggi a distanza di ben 54 anni dalla sua scomparsa, era il 1967, le tre e venticinque del 15 aprile 1967, quando Toto’ spirò nella sua casa in via Monti Parioli 4.
”Portatemi a Napoli”, le ultime sue parole, al capezzale dell’attore la moglie Franca Faldini, la figlia della prima moglie, Liliana, la suocera, il cugino e il suo amico fraterno Mario Castellani.

Antonio De Curtis era nato a Napoli il 15 febbraio 1898 alle ore 7.30 nel rione Sanità al n.107 di via Santa Maria Antesaecula, come Antonio Clemente, da Anna e Giuseppe De Curtis.
Totò cresce nei vicoli di Napoli, che preferisce di gran lunga alla scuola, apprende subito la mimica di persone in giro per la città che lo affascinano e colpiscono alcuni personaggi comici, che imita benissimo.
Totò, amato dal pubblico che lo conosceva solo attraverso i suoi film, la sua storia si può leggere e apprezzarla ovunque.
Tanti negli anni hanno raccontato le gesta, gli episodi che lo vendevano sempre al centro dell’attualità, va pazzo per le donne e le donne vanno pazze per lui.
Il suo personaggio si è ormai consolidato: la marionetta disarticolata, in bombetta, tight fuori misura, scarpe basse e calze colorate che conserverà per tutta la vita.
Una sentenza di Tribunale del 1945 stabilì che il suo rango aristocratico è tra i più alti d’Europa: il suo titolo di principe deriva direttamente da Costantino, imperatore di Bisanzio avrà quindi finalmente il diritto di farsi chiamare: Antonio Griffo Focas Flavio Angelo, Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, Altezza Imperiale, Conte Palatino, Cavaliere del Sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e Illiria, principe di Costantinopoli, di Cicilia, di Tessaglia, di Ponto, di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e di Duraz.
Per noi semplicemente Toto’, quella marionetta, quella guardia, quel truffatore, quel presidente della squadra di calcio, l’uomo dai mille volti, quel Principe che aveva dato tanto nel corso della sua vita privata e cinematografica, che la vita avevano deciso di far calare il sipario sulla sua esistenza per sempre.

