C’è uno striscione il cui nome riporta “tosello”, però poi sulla brochure comunale compare “punto di ristoro”. Inoltre, in uno spazio, dove sono gli stand, sono scomparse le giostre.
di Marco Visconti
Stamani, alle ore 11, si è tenuta presso il salone dell’Annunziatella la conferenza stampa di presentazione del programma civile e religioso della Festa della Madonna delle Galline. Presenti i profili istituzionali e le autorità della confraternita. La stampa, invitata per l’occasione, ha potuto anche visitare la mostra fotografica curata dal gruppo Ambress Ampress, un tuffo negli anni ’90 attraverso scatti che ritraggono signore fiere e sorridenti mentre suonano e danzano nella villa comunale, nel pieno di quei movimenti che un tempo erano tradizione viva, e non spettacolo per lenti indiscrete. Ma c’è una foto, in particolare, che sembra sfuggire agli occhi più attenti. Un’immagine che racconta molto più di quanto si vede: un frammento di memoria popolare che grida silenziosamente il significato affettivo di quel luogo per quelle donne, per quella comunità. Oggi, nello stesso luogo, la stessa villa comunale, c’è un “tosello” tra i 31 dislocati per la città. Anzi no: per il Comune è un punto di ristoro. I punti di ristoro ne sono 2, uno in villa comunale e l’altro a Largo La Fenice che, quest’ultimo, vista la coerenza del caso, ha dato un nome diverso, appunto, “Punto di ristoro” e non “Tosello“. Nel nostro caso, si tratta di un’ibridazione che lascia riflettere.

Il paradosso è proprio lì, nel cuore di una festa che, mentre cresce in numeri, rischia di smarrirsi in significati. Viene da chiedersi: se davvero si vuole “valorizzare”, anche se senza giostre, la villa comunale, perché lo si fa solo in occasione della festa? Perché chiamare “tosello” qualcosa che nulla ha a che vedere con la dimensione devozionale. Non è questione di giovani o meno, perché bisognerebbe vedere chi sia il nocchiere della nave. Anzi, tanti ragazzi e ragazze stanno costruendo con impegno e cuore veri toselli, nel solco di una tradizione che desiderano viva, e non svenduta. Non sono loro i responsabili di questa mutazione, di questa metamorfosi a metà tra sagre e street food, tra spiritualità e merchandising.

Allora la domanda, tutt’altro che retorica, è una: i toselli ibridi sono aumentati per devozione o per moltiplicare le casse? La Madonna delle galline è festa di popolo o vetrina turistica? Perché se la quantità deve vincere sulla qualità, se la ressa deve sostituire il rito, allora sarà difficile distinguere il sacro dal profano, il tosello dal chiosco. Eppure, basterebbe guardare quella vecchia foto con un po’ più di intensità per capire che la tradizione non si vende. Si custodisce.

