Torre del Greco, bambino in casa famiglia per evasione scolastica: la preside replica alle polemiche

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scuola torre del greco

«Abbiamo applicato la legge»

Il caso del bambino di Torre del Greco collocato in casa famiglia dopo una segnalazione per evasione scolastica continua a far discutere e riaccende il dibattito politico e sociale sulle misure introdotte dal Decreto Caivano, approvato dal governo guidato da Giorgia Meloni e convertito in legge dalla maggioranza di centrodestra.

A intervenire è la dirigente scolastica dell’istituto Don Bosco–San Francesco d’Assisi, Rosanna Ammirati, che respinge le accuse e chiarisce la posizione della scuola:
«L’istituto ha operato secondo quanto previsto dal Decreto Caivano e dal protocollo d’intesa stipulato tra il Tribunale di Napoli e l’Ufficio Scolastico Regionale della Campania, finalizzati entrambi a contrastare la dispersione scolastica».

Il bambino e la scuola

Secondo quanto spiegato dalla dirigente della scuola di Torre del Greco, il contrasto all’evasione scolastica rappresenta una priorità strategica sia a livello nazionale che regionale, oltre a essere uno degli obiettivi centrali dei progetti finanziati con fondi Pnrr.
«Di quanto accaduto a seguito dell’applicazione delle procedure previste dalla norma – precisa Ammirati – la scuola non ha né responsabilità né competenza, essendo le stesse in capo ad altri enti ed organi istituzionali».

Nel frattempo, i servizi sociali del Comune hanno avviato un confronto con i legali della famiglia per individuare soluzioni alternative alla permanenza in casa famiglia.

L’affidamento e la situazione familiare

Nella giornata di ieri gli assistenti sociali si sono recati presso l’abitazione dei genitori, acquisendo la disponibilità di una zia materna ad assumere l’affidamento del bambino. La prossima udienza davanti al tribunale dei minori è fissata per novembre.

La madre del bambino ha riferito una situazione di forte disagio emotivo: il piccolo, da alcuni giorni, rifiuterebbe il cibo e avrebbe espresso frasi autolesionistiche. La donna ha annunciato l’intenzione di produrre registrazioni telefoniche nelle quali il figlio piange e la implora di riportarlo a casa, riservandosi anche la possibilità di presentare denuncia.

Il nodo del recupero della genitorialità

Le avvocate della famiglia sottolineano che in casa il bambino non vivrebbe situazioni di violenza o grave pericolo, e che l’allontanamento risulta per questo difficile da comprendere. Pur riconoscendo la legittimità della segnalazione delle assenze scolastiche, evidenziano come «si potesse intervenire con misure alternative, come un supporto diretto al nucleo familiare».

Un ulteriore elemento critico riguarda i tempi di attivazione del percorso di recupero della genitorialità, disposto dal giudice minorile ma avviato dall’Asl solo dieci giorni dopo il collocamento del bambino in casa famiglia.

Una vicenda complessa che mette a confronto tutela dei minori, diritto allo studio e responsabilità genitoriale, e che riporta al centro del dibattito pubblico l’impatto concreto delle nuove norme contro la dispersione scolastica.