La terra torna a muoversi mentre la città dorme. È sempre così che il terremoto dei Campi Flegrei si presenta, senza preavviso, nel silenzio della notte. Alle 3,19 i sismografi dell’Osservatorio Vesuviano iniziano a registrare una sequenza che non lascia spazio all’interpretazione. Uno sciame sismico. Dieci eventi in poche ore. Due scosse più forti, ravvicinate, nette. La prima di magnitudo 3.1, la seconda di 2.9, separate da appena un minuto. Epicentro la Solfatara. Profondità poco superiore ai due chilometri. Quanto basta per farsi sentire chiaramente, per svegliare Pozzuoli, Arco Felice, Agnano, Bagnoli. Quanto basta per riportare tutti nello stesso punto: l’attesa.
Terremoto Campi Flegrei e lo sciame che sveglia la città
Quando il terremoto nei Campi Flegrei arriva di notte, non è solo una scossa. È una sequenza di suoni, vibrazioni, rumori secchi che entrano nelle case. Prima il boato, poi il letto che trema, infine il silenzio. Alle 3,23 la scossa più forte. Sessanta secondi dopo, un’altra. Non c’è il tempo di capire, solo quello di sentire.
Le centraline dell’Osservatorio Vesuviano registrano tutto. Magnitudo, profondità, coordinate. Ma fuori dai grafici c’è altro. C’è la gente che si affaccia alle finestre. Chi scende in strada. Chi resta fermo, immobile, aspettando che finisca. Le scosse vengono avvertite chiaramente in tutta l’area flegrea e nella zona occidentale di Napoli. Non ci sono danni segnalati, ma il segnale è forte. Il sottosuolo sta parlando.
Terremoto tra Solfatara e Pozzuoli
Le due scosse principali hanno un epicentro preciso. La Solfatara. Uno dei punti più monitorati d’Europa. Un luogo che non dorme mai, nemmeno quando tutto sembra fermo. A una profondità di 2,4 e 2,7 chilometri l’energia si libera rapidamente, risale, si trasmette in superficie.
Poco dopo arrivano altri eventi. Due terremoti di magnitudo 1.6 e 1.3, localizzati nella zona di via Artiaco, a Pozzuoli. Sono più deboli, ma si inseriscono nello stesso quadro. Lo sciame non è un episodio isolato. È una fase. Un movimento che si aggiunge a quelli già registrati nelle settimane precedenti.
Nella settimana compresa tra il 29 dicembre 2025 e il 4 gennaio 2026, nell’area dei Campi Flegrei sono stati localizzati 25 terremoti. Numeri che da soli non spiegano tutto, ma che raccontano una continuità. Il terreno non si è mai davvero fermato.
Terremoto Campi Flegrei e il sollevamento del suolo
Il terremoto nei Campi Flegrei non può essere separato da un altro dato chiave. Il sollevamento del suolo. Dal 10 ottobre 2025 la velocità media mensile nella zona di massima deformazione è di circa 25 millimetri al mese. Un ritmo costante, misurato, che non mostra inversioni.
Il bollettino settimanale dell’Osservatorio Vesuviano parla chiaro. Il sollevamento totale registrato alla stazione del Rione Terra ha raggiunto circa 22,5 centimetri da gennaio 2025. È un valore che pesa. Non perché sia improvviso, ma perché è continuo. Giorno dopo giorno, mese dopo mese.
Questo sollevamento è uno degli indicatori più osservati. Non è visibile a occhio nudo, ma si sente. Si traduce in microfratture, in pressioni che cercano vie di sfogo. E spesso le trovano sotto forma di terremoti superficiali.
Il sistema idrotermale
Sotto la superficie, il sistema idrotermale continua a mostrare segnali coerenti. I parametri geochimici monitorati confermano un trend di lungo periodo. Riscaldamento del sistema. Aumento dei flussi. Nulla di improvviso, ma nulla di rassicurante.
La fumarola Bocca Grande, nel cratere della Solfatara, è uno dei termometri naturali più osservati. La sua temperatura media nel periodo di riferimento è di circa 173 gradi. Un valore in aumento. Un dato che si inserisce in una tendenza già nota, ma che in questo contesto assume un peso diverso.
Il calore spinge, i gas risalgono, la pressione cresce. Il terremoto nei Campi Flegrei è anche questo. Una risposta meccanica a un sistema che si muove lentamente, ma senza pause.
Terremoto Campi Flegrei e la memoria collettiva
Chi vive nell’area flegrea conosce questo copione. Non è nuovo, ma non diventa mai normale. Ogni scossa riattiva una memoria collettiva fatta di evacuazioni, studi, piani, promesse. Il bradisismo non è una parola astratta. È qualcosa che entra nelle case insieme al rumore delle scosse.
Pozzuoli, in particolare, vive in equilibrio da anni. Le strade, gli edifici, i porti raccontano una città che si adatta. Ma ogni terremoto nei Campi Flegrei riapre una domanda che resta sospesa. Quanto può durare questa fase.
Terremoto Campi Flegrei e la gestione dell’attesa
Non c’è allarme, non c’è emergenza dichiarata. Ma c’è una gestione dell’attesa che diventa parte della quotidianità. I dati vengono aggiornati, i bollettini pubblicati, le mappe riviste. Intanto la gente dorme con un orecchio teso.
La notte dello sciame sismico non cambia lo scenario, ma lo rende più visibile. Riporta l’attenzione su una realtà che non concede distrazioni. Il terremoto nei Campi Flegrei non è un evento isolato da raccontare e archiviare. È un processo in corso.
All’alba tutto sembra uguale. Le strade sono le stesse. Il mare è calmo. La Solfatara continua a fumare come ha sempre fatto. Ma qualcosa resta. La consapevolezza che sotto questa apparente normalità il terreno si muove.
Il terremoto nei Campi Flegrei non chiude una storia. La riapre ogni volta. E lo fa sempre allo stesso modo. Quando nessuno parla. Quando la città dorme. Quando il silenzio è così profondo da amplificare ogni vibrazione.

