Terremoto Avellino, le differenze con il sisma del 1980

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Terremoto Avellino, le differenze con il sisma del 1980. Non c’è alcun legame tra lo sciame sismico che da ore interessa la provincia di Avellino — in particolare la zona di Montefredane — e il terremoto del 23 novembre 1980, che devastò l’Irpinia e la Basilicata. È quanto emerge dai dati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e che Medianews24 ha raccolto per poter fornire delle informazioni ben più dettagliate. Secondo i dati diffusi dall’INGV, l’evento principale, di magnitudo 4.0, rientra in un contesto geologico noto per la sua elevata pericolosità sismica, ma differente rispetto all’area epicentrale del sisma del 1980. In altre parole, si tratta di una zona contigua, ma con caratteristiche e dinamiche sismotettoniche proprie. Le prime analisi indicano che la scossa ha raggiunto un’intensità massima stimata intorno al quinto grado della scala Mercalli, avvertita distintamente in gran parte della Campania.

Il terremoto e i protocolli di sicurezza attivati: cosa hanno fatto dopo la prima scossa?

La scossa più forte del 25 ottobre è stata preceduta da un altro evento di magnitudo 3.6, registrato il giorno precedente, segnale che lascia pensare a una sequenza sismica di assestamento. Dopo il terremoto serale, la Protezione Civile della Regione Campania ha immediatamente attivato il Centro di Coordinamento dei Soccorsi (CCS), in collaborazione con la Prefettura di Avellino e con i comuni più vicini all’epicentro. Le squadre tecniche sono state inviate sul territorio per effettuare verifiche strutturali su edifici pubblici e privati, mentre la popolazione, spaventata, ha trascorso la notte in auto o in aree aperte. Al momento, secondo i primi riscontri, non si registrano danni significativi né feriti, ma i controlli proseguiranno nei prossimi giorni per monitorare eventuali evoluzioni dello sciame sismico. Le autorità invitano i cittadini a mantenere la calma e a non diffondere notizie non verificate, seguendo esclusivamente gli aggiornamenti ufficiali forniti dall’INGV e dalla Protezione Civile.

Il ricordo del terremoto del 1980: c’è ancora paura?

Ogni volta che la terra trema in Irpinia, la memoria collettiva torna inevitabilmente a quella sera del 23 novembre 1980, quando una scossa di magnitudo 6.9 sconvolse il cuore dell’Appennino meridionale. In appena novanta secondi, interi paesi furono rasi al suolo. Il bilancio fu drammatico: 2.734 vittime, migliaia di feriti e oltre 300.000 sfollati. Il terremoto colpì duramente 688 comuni tra Campania, Basilicata e, in parte, Puglia: la metà di essi perse quasi completamente il proprio patrimonio abitativo. Le scosse innescarono frane imponenti, come quelle di Calitri, Caposele, Calabritto e Senerchia, che divennero simboli della tragedia. Le comunicazioni elettriche e telefoniche si interruppero, la rete ferroviaria venne bloccata e l’Italia rimase letteralmente divisa in due. Nel caos, migliaia di persone cercarono di fuggire, intasando le strade e rendendo ancora più difficoltoso l’arrivo dei soccorsi.

Dalle macerie del passato alla nascita della Protezione Civile

Il terremoto del 1980 non fu solo una tragedia umana e materiale, ma anche il punto di partenza per una profonda riflessione sulla gestione delle emergenze nel Paese. Nei giorni successivi, il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, in un memorabile messaggio televisivo, denunciò i ritardi dei soccorsi e le carenze organizzative dello Stato, richiamando gli italiani alla solidarietà e all’azione concreta. Da quella tragedia nacque la consapevolezza della necessità di un sistema di coordinamento nazionale per la gestione delle calamità naturali. Nel 1982, infatti, venne istituito il Dipartimento della Protezione Civile, con l’obiettivo di assicurare interventi rapidi, coordinati ed efficaci in caso di emergenze sismiche e ambientali.

Una terra che continua a tremare, ma più preparata

Oggi, a più di quarant’anni dal sisma del 1980, l’Irpinia è una terra che conosce bene il rischio sismico e che ha saputo costruire una cultura della prevenzione e della resilienza. Gli eventi di questi giorni, pur generando paura, confermano quanto siano fondamentali la prevenzione, la verifica costante delle strutture e la consapevolezza civica. Il terremoto di Montefredane non è lo spettro del passato, ma un monito del presente: la natura resta imprevedibile, ma la capacità di affrontarla con competenza, organizzazione e solidarietà rappresenta il vero progresso di una comunità.