Terra pubblica in saldo, il Comune non rilancia. 300 metri di silenzio

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di Giorgia Valentini

In un Paese dove ogni metro quadro è materia di scontro urbanistico, politico e burocratico, c’è chi riesce a vendere pezzi di autostrada come fossero noccioline; e questo succede proprio vicino a noi, a Nocera Inferiore, dove Autostrade per l’Italia ha deciso di mettere in vendita un reliquato autostradale di 300 metri quadrati, una manciata di terra a bordo strada.

La società concessionaria, ha pubblicato un avviso che ha il sapore di una cartolina d’altri tempi: busta chiusa, venti giorni di tempo, documenti in italiano (o con traduzione giurata), indirizzo fisico di Cassino. In un’Italia che nel 2025, usa modalità del 1985 questa procedura è perfettamente regolare, intendiamoci, ma viene da chiedersi: in un’epoca in cui i dati viaggiano in tempo reale e gli immobili si vendono con un click, ha senso affidare la gestione di un bene pubblico a un sistema così lento, chiuso e poco trasparente? E soprattutto: il Comune è stato coinvolto? È stato informato? Ha ricevuto un’interlocuzione ufficiale o ha scelto la linea del silenzio?

Il lotto in questione è un cosiddetto reliquato, un pezzetto di suolo ormai inutilizzato dal tracciato autostradale; ma attenzione: non ci si può fare agricoltura, e nemmeno attività che possano “ledere l’immagine istituzionale” di Autostrade per l’Italia (qualunque essa sia, oggi). Quindi? Che se ne fa un cittadino di 300 metri quadrati a bordo A3?Eppure, le idee non mancherebbero: punto di ricarica elettrica, logistica locale, persino un presidio ambientale o sociale; ma il vincolo principale non è tecnico: è politico e amministrativo. Serve il benestare del Ministero, serve che il progetto sia “compatibile con l’immagine”, serve che tutto sia perfetto. Serve, soprattutto, che qualcuno alzi la mano.

E qui torniamo al punto: perché il Comune di Nocera Inferiore non prende l’iniziativa? Perché non si fa promotore di un progetto, di un acquisto strategico o di un riuso intelligente per la collettività? Perché non apre un tavolo con Autostrade e Ministero per chiedere chiarezza?Quel terreno, pur minuscolo, è pur sempre una porzione di città non è più solo asfalto, è urbanistica, visione e responsabilità.Questa piccola vicenda insegna una cosa grande: la gestione del bene pubblico non si misura in metri quadri, ma in consapevolezza. Di ciò che si può fare, di chi può decidere, di come si costruisce una città a partire dai suoi margini, perché non servono decreti straordinari o tavoli romani, serve semplicemente che chi amministra il territorio se ne accorga e agisca, magari coinvolgendo anche i cittadini.