Abbiamo dimostrato che alcuni agenti del cancro sono presenti in coloro che vivono nei comuni interessati dallo sversamento dei rifiuti tossici. Ma abbiamo anche precisato che le nostre sono “osservazioni preliminari”, che non possono essere arbitrariamente estese all’intera popolazione della Terra dei fuochi perché riguardano un campione ristretto. A parlare sono i professori Enrico Bucci ed Antonio Giordano della Sbarro Health Research organization della Temple University di Philadelphia, autori dell’importante studio al centro delle cronache, e delle polemiche, di questi giorni.
Il vostro studio sembrerebbe confermare ciò che molte ricerche sostengono da anni: vale a dire che esiste una correlazione tra l’aumento dei tumori e l’esposizione ai metalli tossici nella cosiddetta Terra dei Fuochi. E’ così?
No, il nostro studio non si occupa di questa correlazione. Esso mira alla individuazione di carcinogeni noti nel sangue della popolazione, e quindi a verificare se vi siano anomalie nella Terra dei fuochi. Abbiamo anche precisato, a proposito di quanto emerso dalle nostre rilevazioni, che si tratta di “osservazioni preliminari” perché riguardano un campione ancora molto piccolo: il che comporta un’incertezza notevole a livello di popolazione complessiva.
E allora che cosa aggiunge il vostro studio a quelli svolti in passato? E in che modo se ne differenzia?
Ciò che emerge dalla nostra ricerca è una prima dimostrazione chiara dell’anomalo livello di alcuni agenti carcinogeni negli abitanti dei comuni devastati dallo sversamento di rifiuti tossici: un’evidenza riscontrata a livello individuale, di singolo paziente.
Ritenete che si sia fatto ciò che era necessario per affrontare questa drammatica emergenza?
Non è compito nostro proporre soluzioni alla politica. Del resto non esistono soluzioni semplici per problemi complessi. Abbiamo una sola indicazione da dare: non usare i dati scientifici nell’agone politico.L’allarmismo, per definizione, è sempre immotivato. Cosa ben diversa è, invece, prendere sul serio i dati di incidenza e prevalenza tumorale che la comunità scientifica e clinica produce, informando la politica locale e nazionale e dirigendo al meglio gli sforzi di monitoraggio e di bonifica.
I prodotti agricoli dell’area nella quale si è svolta la vostra ricerca devono essere considerati pericolosi? O possono essere consumati senza paura?
Tutti i dati finora disponibili in letteratura sembrano indicare che i prodotti agroalimentari, fatto salvo casi sporadici, sono sani e adatti al consumo umano.
Come giudicate il ruolo dell’informazione? Ritenete che essa abbia svolto correttamente il suo ruolo?
Riteniamo che l’informazione abbia un ruolo fortemente distorsivo su temi polarizzanti come quello della Terra dei fuochi. In altre parole, invece di funzionare da mediatore, da investigatore e da controllore, la stampa spesso è interessata ad accendere fuochi, a “creare” le notizie. Questo non aiuta affatto il lavoro dei ricercatori e non fa il bene delle popolazioni locali. A ciò si aggiunge la deformazione dei social forum.
Il polverone mediatico che accompagna le inchieste non rischia di condizionare i ricercatori e coloro interessati a raggiungere la semplice verità scientifica?
Il rischio c’è, ma finora i condizionamenti sui ricercatori sembrerebbero altri, legati più ai loro preconcetti e bias che al condizionamento mediatico. Naturalmente, non possiamo escludere che esistano singoli individui corrotti o in malafede; ma, come sempre, quello che conta è il consenso scientifico una volta che si è formato, e non le dichiarazioni dei singoli.
Quali iniziative suggerirebbe, da subito, alle istituzioni per mettere in sicurezza l’area?
Come sempre, non esistono soluzioni semplici né bacchette magiche, ne’ del resto noi abbiamo ruolo adatto a proporre “soluzioni” per mettere in sicurezza l’area. il nostro compito di ricercatori e’ innanzitutto identificare se e dove vi sia bisogno di intervenire. Altri membri della comunità scientifica, con competenze estese all’ingegneria, alla chimica ambientale, all’economia e al diritto dovranno invece identificare e proporre un ventaglio di soluzioni, tra cui la politica avrà il compito di scegliere.
FONTE IL DENARO

