Tensione nel carcere di Avellino: detenuto sul tetto dopo una giornata di violenze

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Il carcere di Avellino torna al centro della cronaca per una nuova ondata di disordini che ha messo a dura prova il sistema di sicurezza della Casa Circondariale. Un detenuto, già protagonista di episodi turbolenti nelle ore precedenti, è riuscito a eludere la sorveglianza scavalcando l’area dei passaggi interni fino a raggiungere il tetto della struttura. La sua protesta dall’alto ha dato il via a momenti di estrema tensione, risolti solo grazie alla complessa mediazione degli agenti della Polizia Penitenziaria. Il personale è riuscito con pazienza e professionalità a convincere l’uomo a scendere, evitando che la situazione degenerasse in atti di autolesionismo o in una rivolta più ampia.

L’episodio sul tetto è stato l’apice di una giornata segnata da comportamenti violenti e distruttivi. Poche ore prima di tentare la scalata, lo stesso detenuto aveva dato sfogo alla sua rabbia all’interno della propria cella, danneggiando gravemente arredi e utensili. Anche in quella circostanza, il pronto intervento dei poliziotti era stato decisivo per circoscrivere i danni e impedire che l’uomo potesse ferire se stesso o gli operatori. Questi eventi ripetuti evidenziano la fragilità psicologica di alcuni ristretti e la difficoltà di gestire soggetti con profili di elevata instabilità all’interno di un sistema carcerario già fortemente provato.

Le ragioni di questi disordini, secondo i sindacati di categoria, non sono da ricercare solo nel singolo caso isolato, ma in un malessere strutturale che affligge l’istituto irpino. Raffaele Troise, responsabile della Uil-Polizia Penitenziaria, ha sottolineato come tali episodi si inseriscano in un contesto allarmante caratterizzato da un cronico sovraffollamento e da una preoccupante carenza di organico. La sproporzione tra il numero di detenuti e quello degli agenti in servizio rende sempre più complessa la sorveglianza e il mantenimento dell’ordine, esponendo quotidianamente il personale a rischi elevati e a turni di lavoro estenuanti che minano l’efficacia stessa delle attività trattamentali e di sicurezza.

Le criticità organizzative denunciate dal sindacato richiamano l’attenzione sulla necessità di interventi urgenti per decongestionare la struttura e potenziare i contingenti della Polizia Penitenziaria. Fino a quando non verranno affrontati i nodi legati alla gestione degli spazi e alla dotazione di personale, il carcere di Avellino rischia di rimanere teatro di tensioni costanti, dove anche la protesta individuale di un solo detenuto può trasformarsi in un’emergenza di sicurezza pubblica. La capacità di risposta dimostrata dagli agenti anche in questa occasione ha impedito il peggio, ma resta aperta la questione della sostenibilità a lungo termine di un sistema che opera costantemente in emergenza.