Il governo riscrive gli equilibri fiscali. E la stretta questa volta colpisce tutti, senza eccezioni, aprendo un fronte che riguarda consumatori, investitori e proprietari immobiliari. È un passaggio delicato, perché il bilancio dello Stato deve rimanere intatto, ma gli interventi da attuare sono profondi. Così la manovra si muove come un bisturi: toglie da una parte, aggiunge dall’altra e ridisegna un sistema di tasse che inciderà sulla vita quotidiana molto più di quanto sembri. A partire dalla tassa sui pacchi di 2 euro.
Il contributo sulle microspedizioni: 2 euro che cambiano le abitudini
Non è più un’ipotesi tecnica: il contributo di 2 euro su ogni microspedizione diventa realtà. E soprattutto diventa universale. Non viene applicato soltanto ai pacchi provenienti da fuori dell’Unione Europea, come molti avevano ipotizzato, ma a tutte le spedizioni, incluse quelle che si muovono sul territorio nazionale.
Questo passaggio non è una scelta politica isolata. È una necessità giuridica: limitarlo alle merci extra UE sarebbe equivalso a creare un dazio, e i dazi non sono competenza dello Stato italiano ma dell’Unione Europea. Così l’intervento si allarga a tutti i pacchi, senza eccezioni, con un effetto immediato sul mercato dell’e-commerce e sulle abitudini dei consumatori.
Le conseguenze sono già chiare. Gli acquisti compulsivi da pochi euro diventano meno convenienti, mentre i marketplace iniziano a valutare nuove strategie per evitare un possibile calo di ordini. Il contributo si applicherà a partire dall’entrata in vigore della manovra e rappresenta una delle coperture fondamentali per compensare le modifiche fiscali su dividendi e affitti brevi.
La nuova Tobin Tax: raddoppio immediato e impatto sugli investitori
Il raddoppio della tassa sulle transazioni finanziarie arriva prima del previsto. Nessuna gradualità, nessun percorso triennale: la nuova aliquota scatterà già dal 2026, colpendo sia i mercati regolamentati sia quelli non regolamentati. Il meccanismo è semplice: dal 2 al 4 per mille fuori dalle piazze borsistiche principali, dall’1 al 2 per mille sui mercati regolamentati. La vecchia struttura garantiva allo Stato 546 milioni l’anno; la nuova, secondo le stime, potrebbe generare circa 1,5 miliardi in tre anni. Una cifra che copre da sola oltre la metà delle risorse necessarie alla revisione del sistema di tassazione sui dividendi.
Non si parla di un intervento marginale. La Tobin Tax raddoppiata cambia le logiche degli investitori istituzionali, rallenta le operazioni ad alta frequenza e limita la speculazione pura. Ma intacca anche i piccoli investitori che si muovono sul mercato italiano. È il prezzo della copertura finanziaria, un equilibrio fragile che la manovra sta cercando di mantenere a ogni costo.
Dividendi e nuove soglie: la participation exemption resta, ma cambia tutto
Il nodo centrale dell’intervento riguarda proprio la doppia tassazione sui dividendi, che la manovra intende eliminare introducendo una regola basata su soglie alternative: partecipazione superiore al 5% oppure valore che supera i 500 mila euro.
È un meccanismo pensato per garantire un trattamento coerente con la participation exemption, mantenendo intatto il vantaggio fiscale ma aggiornandolo in base agli attuali volumi di mercato. La copertura economica arriva proprio dal contributo sulle microspedizioni e dal raddoppio della Tobin Tax. È un equilibrio complesso, costruito con chirurgica precisione al Ministero dell’Economia per evitare di intaccare i saldi complessivi.
La linea è chiara: la manovra deve correggere ciò che genera distorsioni o doppie imposizioni, senza creare falle nel bilancio. Per questo è stata sfoltita l’enorme mole di oltre 80 emendamenti inizialmente presentati dai ministeri. Rimangono solo quelli in grado di sostenersi da soli, senza bisogno di ulteriori coperture.
Affitti brevi: la stretta c’è, ma meno dura del previsto
Il capitolo affitti brevi è quello che ha generato più scontri, pressioni e richieste di modifica. La versione che entra ora in manovra è radicalmente diversa rispetto a quella iniziale.
L’aliquota resta al 21% per la prima abitazione destinata alle locazioni turistiche. Sale al 26% solo a partire dal secondo immobile. L’attività d’impresa, invece, scatterà dal terzo immobile e non più dal quinto, come accade oggi.
È una linea che punta a trovare un compromesso: tassare i grandi operatori che fanno della locazione breve un business strutturato, senza penalizzare eccessivamente chi affitta una sola casa per integrare il reddito. Ma i territori turistici ad alta densità attendono già gli effetti: si teme che la stretta possa ridurre l’offerta e far salire i prezzi, oppure spingere parte del mercato verso l’irregolarità.
Un disegno più grande: la manovra come campo di battaglia politico
Nel suo complesso, la manovra mostra una logica che va oltre i singoli interventi. È la fotografia di una stagione politica in cui ogni modifica fiscale deve essere accompagnata da un contrappeso. Nulla può essere approvato senza una copertura interna, nulla può generare un impatto sui saldi.
È in questo scenario che la commissione Bilancio diventa il vero teatro delle decisioni. Con i suoi quasi seimila emendamenti iniziali, poi ridotti a 414 segnalati, la manovra rischiava di implodere. Il Ministero dell’Economia ha scelto la linea più prudente: tagliare, semplificare, correggere solo dove necessario.
Il messaggio è arrivato chiaro: i saldi devono rimanere quelli. Non ci sarà spazio per interventi che aprano voragini.
Microstoria di una manovra: dietro le cifre, le vite quotidiane
Ogni norma contenuta in queste pagine ha un effetto reale. Il contributo sulle microspedizioni cambierà le abitudini di chi compra online ogni giorno. Il raddoppio della Tobin Tax modificherà il comportamento di chi investe. La revisione sugli affitti brevi avrà ripercussioni sulle città d’arte, sui proprietari di poche case e su chi vive di turismo.
E c’è un dettaglio quasi ironico che attraversa tutto questo impianto: nel tentativo di eliminare la doppia tassazione sui dividendi, il governo introduce un sistema che crea nuove doppie scelte, nuove soglie, nuove complicazioni. Si semplifica da una parte, si articola dall’altra. È il paradosso di ogni riforma fiscale che nasce dall’esigenza di non modificare i saldi.
Un finale ancora aperto
L’iter della manovra è tutt’altro che concluso. In commissione arriveranno nuovi emendamenti, compromessi politici, mediazioni inevitabili. Ma gli interventi chiave sono già sul tavolo. E sono interventi che non possono essere ignorati.
Perché l’impatto sarà immediato. Perché toccano il quotidiano. Perché cambiano la percezione stessa del costo del denaro, delle merci, degli investimenti e della proprietà immobiliare.
Il risultato finale sarà un sistema fiscale più equo, più rigido o semplicemente più confuso? Nessuno può dirlo con certezza. Ma una cosa è evidente: la manovra di quest’anno non potrà essere archiviata come una delle tante. Registra una svolta. Una delle più incisive degli ultimi anni.

