Tari… la tassa sui rifiuti non è eterna. Dopo cinque anni scatta la prescrizione, ma attenzione a cartelle e sentenze. Intanto nel 2026 entra a regime la Tarip con bonus e conteggio puntuale.
La Tari, acronimo di Tassa sui rifiuti, è il tributo comunale che serve a coprire i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani. È dovuta da chi possiede o detiene un immobile potenzialmente produttivo di rifiuti, indipendentemente dall’uso effettivo dell’abitazione o del locale.
Una delle domande più frequenti riguarda però i tempi: per quanto tempo il Comune può chiedere il pagamento della Tari? La risposta è legata alla prescrizione, un meccanismo che tutela il contribuente da richieste troppo vecchie.
Prescrizione Tari, dopo quanti anni non si paga più
Come tutti i tributi locali, anche la Tari è soggetta a prescrizione. Il termine ordinario è di cinque anni. Questo significa che, trascorsi cinque anni da quando il pagamento doveva essere effettuato, il Comune non può più pretendere il versamento della tassa.
La prescrizione non parte subito, ma dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui la Tari era dovuta. Per esempio, la Tari 2018 ha iniziato a prescriversi dal 1° gennaio 2019 ed è andata in prescrizione nel 2024, tenendo conto anche delle sospensioni dei termini avvenute durante l’emergenza Covid.
È importante sapere che la prescrizione può essere interrotta. Se il Comune notifica un atto formale, come un avviso di accertamento o una cartella esattoriale, il termine si azzera e ricomincia a decorrere da capo per altri cinque anni. In pratica, una richiesta inviata nel quarto anno fa ripartire il conteggio.
Quando la prescrizione della Tari si allunga
In alcuni casi la durata cambia. Se l’obbligo di pagamento deriva da una sentenza del giudice, la prescrizione non è più quinquennale ma decennale. In questo caso il credito del Comune segue il termine ordinario di dieci anni.
Anche le cartelle esattoriali relative alla Tari mantengono in genere il limite dei cinque anni, ma pure queste possono vedere i termini interrotti da nuove notifiche.
Quando la Tari è effettivamente prescritta, il contribuente ha diritto a non pagare. Non basta però ignorare la richiesta. Occorre presentare un’istanza di autotutela al Comune per chiedere lo sgravio. Se non arriva risposta, si hanno sessanta giorni per fare ricorso davanti alla commissione tributaria.
Tarip, come cambia la Tari nel 2026
Dal 1° gennaio 2025 è partita la riforma della Tari con l’introduzione della Tarip, la tariffa puntuale sui rifiuti. Nel 2026 il sistema è ormai operativo in un numero crescente di Comuni e rappresenta il modello di riferimento per il futuro della tassa rifiuti in Italia.
La prima novità riguarda il calcolo. L’importo non dipende più solo da superficie dell’immobile e numero di occupanti, ma anche dalla quantità effettiva di rifiuto indifferenziato prodotto. L’obiettivo è incentivare la raccolta differenziata e ridurre ciò che finisce in discarica.
La seconda novità è tecnologica. Vengono introdotti strumenti di tracciamento come tessere elettroniche e cassonetti intelligenti che registrano i conferimenti, responsabilizzando direttamente i cittadini.
La terza riguarda la premialità. Chi produce meno rifiuti indifferenziati paga meno, rendendo il sistema più equo e legato ai comportamenti reali.
Bonus sociale rifiuti, sconto automatico sulla Tari
Accanto alla riforma strutturale, dal 2026 è entrato a regime anche il bonus sociale rifiuti. Le famiglie con redditi più bassi ricevono automaticamente uno sconto del 25 per cento sulla Tari.
L’agevolazione, introdotta dall’Arera, spetta ai nuclei che hanno presentato la Dsu all’Inps e che hanno un Isee fino a 9.530 euro, oppure fino a 20.000 euro in presenza di almeno quattro figli a carico.
Il bonus viene applicato direttamente in bolletta, senza bisogno di domande aggiuntive, rendendo il sistema più semplice e accessibile.
Tra prescrizione, Tarip e bonus sociale, la Tari nel 2026 non è più solo una tassa, ma uno strumento che punta a unire tutela del contribuente, sostenibilità ambientale e maggiore equità nel costo del servizio rifiuti.

