Tamagotchi compie 30 anni: dal mito anni ’90 al ritorno tra nostalgia, Gen Z e cultura “cute”

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Chi è cresciuto negli anni ’90 difficilmente può averlo dimenticato. Il Tamagotchi, il piccolo animale domestico virtuale giapponese racchiuso in un uovo di plastica da portare sempre con sé, compie 30 anni e torna protagonista tra nostalgia, nuove generazioni e cultura pop globale.

Lanciato nel 1996 da Bandai, il Tamagotchi è stato molto più di un semplice giocattolo: è diventato un fenomeno sociale, soprattutto tra adolescenti e studenti, capace di anticipare concetti oggi centrali come la relazione continua con un oggetto digitale, la cura virtuale e l’estetica “cute” che dall’Asia ha conquistato il mondo.

Oltre 100 milioni di Tamagotchi venduti nel mondo

Secondo i dati ufficiali di Bandai Namco, dal debutto a oggi sono state vendute oltre 100 milioni di unità di Tamagotchi in tutto il mondo. Un numero che certifica il successo trasversale del prodotto, capace di attraversare generazioni diverse.

Quasi la metà delle vendite si è concentrata in Giappone, mentre il 33% è avvenuto nelle Americhe. Più contenuta, invece, la diffusione in altri Paesi dell’area Asia-Pacifico. Ma il dato più interessante riguarda il presente: le vendite di gadget Tamagotchi sono aumentate di circa sette volte dal 2019, segno di un ritorno di interesse legato al retrò e alla nostalgia.

La mostra per il 30° anniversario a Tokyo

Per celebrare i 30 anni dalla nascita, Bandai ha inaugurato il 7 gennaio a Tokyo la Tamagotchi Grand Exhibition, ospitata al Roppongi Museum. La mostra ripercorre l’evoluzione del Tamagotchi, dai primi modelli in bianco e nero fino alle versioni più recenti dotate di schermi a colori, touchscreen e connettività Wi-Fi.

Il percorso espositivo è pensato come un’esperienza immersiva: i visitatori entrano attraverso un gigantesco uovo bianco e si trovano circondati da installazioni fotografiche, sale storiche e postazioni interattive dove è possibile giocare con decine di modelli lanciati nel corso degli anni. L’obiettivo è far sentire il pubblico “dentro” un Tamagotchi, trasformando la memoria collettiva in esperienza.

Da giocattolo a icona pop

Il nome Tamagotchi nasce dalla fusione delle parole giapponesi che indicano “uovo” e “orologio”, un riferimento al tempo e alla necessità di cure costanti. Il dispositivo, appeso a un portachiavi, è diventato negli anni anche un accessorio di moda, soprattutto tra i più giovani.

Non a caso, il rivenditore britannico Hamleys lo ha inserito nel 2024 nella lista dei 100 migliori giocattoli di tutti i tempi, accanto a icone come Lego e il Cubo di Rubik. Un riconoscimento che conferma il valore culturale del Tamagotchi oltre la semplice funzione ludica.

Come funzionava (e funziona) il Tamagotchi

Il principio è rimasto invariato nel tempo: il Tamagotchi è un animale domestico digitale che ha fame, si ammala, cresce e può persino morire se trascurato. Un meccanismo semplice ma potentissimo, capace di creare un legame emotivo tra l’utente e la creatura virtuale.

Nel corso degli anni, Bandai ha introdotto 38 nuovi modelli, tra cui:

  • versioni con comunicazione a infrarossi (2004),
  • schermi LCD a colori (2008),
  • touchscreen (2021),
  • funzioni Wi-Fi (2023).

Tecnologia diversa, ma stessa logica affettiva.

Perché piace ancora oggi alla Gen Z

Il ritorno del Tamagotchi non è solo nostalgia. Per molti giovani della Generazione Z, che non lo hanno vissuto negli anni ’90, rappresenta un oggetto nuovo ma coerente con l’estetica contemporanea: cute, giocosa, infantile, simile a quella che ha reso popolari fenomeni come Labubu e altri “compagni” da portare sempre con sé.

Alcuni genitori, cresciuti con il Tamagotchi originale, dichiarano di voler far vivere ai propri figli la stessa esperienza: prendersi cura di qualcosa, anche se virtuale, imparando attenzione e responsabilità.

Cos’è davvero Tamagotchi

Sul sito ufficiale della mostra, Tamagotchi viene descritto come una creatura proveniente da un pianeta lontano, che ama i terrestri perché viene nutrita, accudita e fatta divertire. È strano, eccentrico, a volte egoista, ma adorabile. Una presenza costante, capace di crescere accanto a chi se ne prende cura.

A trent’anni dalla sua nascita, il Tamagotchi dimostra di essere stato in anticipo sui tempi: un antesignano dei legami digitali, della cultura del “portare sempre con sé” e di un’estetica che oggi è globale.

E forse è proprio questo il segreto del suo successo: essere rimasto semplice, pur attraversando tre decenni di tecnologia e mode.