Accuse per truffa, ricettazione e autoriciclaggio su crediti d’imposta inesistenti per lavori mai eseguiti
Una presunta truffa da milioni di euro ai danni dello Stato, costruita su crediti d’imposta inesistenti e lavori mai eseguiti, approda in tribunale con due filoni distinti: undici imputati hanno scelto il rito abbreviato, mentre altri ventisette affronteranno il processo ordinario. L’inchiesta coinvolge un vasto numero di residenti in diversi comuni dell’Agro nocerino e della provincia di Salerno, da Scafati a Pagani, da Nocera Inferiore fino ai centri della zona sud. Le accuse formulate dalla procura riguardano truffa aggravata, ricettazione e autoriciclaggio, distribuite complessivamente su settantadue capi d’imputazione.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, lo schema fraudolento si sarebbe sviluppato tra la fine del 2021 e gli anni successivi, sfruttando la normativa sugli sconti in fattura e sulle cessioni del credito previste per il Superbonus. Attraverso false attestazioni e documentazioni mendaci, venivano generati crediti fiscali fittizi riferiti a lavori di ristrutturazione o efficientamento energetico in realtà mai realizzati. Tali crediti, una volta ceduti a intermediari finanziari o società autorizzate, permettevano di incassare denaro reale, poi movimentato su vari conti correnti nel tentativo di ostacolare ogni tracciamento.
Tra i casi più emblematici emersi dall’indagine figura quello di un’ottantenne residente a Nocera Inferiore, che avrebbe dichiarato all’Agenzia delle Entrate di vantare crediti relativi a interventi edilizi nonostante non fosse intestataria di alcun immobile. Dopo aver stipulato tre contratti di cessione con Poste Italiane, la donna sarebbe riuscita a farsi accreditare oltre 160 mila euro, somma corrispondente al valore dei crediti inesistenti. Gli investigatori contestano che quel denaro, riconducibile alla truffa, sia stato poi trasferito su un diverso conto attraverso undici bonifici, configurando così anche il reato di autoriciclaggio.
Nell’inchiesta compare inoltre il nome di uno straniero successivamente ucciso sulla strada per Napoli, in zona Casalnuovo. La sua posizione è stata archiviata per sopraggiunta morte, ma gli atti ricostruiscono il suo presunto coinvolgimento nella generazione di falsi crediti d’imposta, per un totale di circa 184 mila euro. Secondo gli inquirenti, il denaro sarebbe stato girato su altri due conti: uno intestato al ragioniere oggi in carcere e sotto processo per omicidio e occultamento di cadavere, l’altro a un’azienda commerciale napoletana ritenuta parte del circuito dei raggiri.
Il ragioniere, incensurato fino all’arresto, è indicato come il presunto assassino dello straniero, che sarebbe stato ucciso in un contesto collegato anche a un traffico di extracomunitari introdotti irregolarmente in Italia. Sul suo conto sarebbero confluiti 28 mila euro provenienti dai falsi crediti del cittadino extracomunitario, denaro che gli inquirenti considerano un tassello ulteriore nel mosaico delle attività illecite.
L’intero impianto accusatorio, complesso e articolato, poggia su una lunga attività di analisi dei flussi di denaro, dei contratti stipulati e dei rapporti tra gli indagati. Il procedimento giudiziario ora si divide tra rito abbreviato e ordinario, ma al centro resta un sistema che, secondo la procura, avrebbe sfruttato una delle misure fiscali più significative degli ultimi anni per ottenere guadagni ingenti attraverso dichiarazioni false, operazioni fittizie e complesse triangolazioni finanziarie. La vicenda proseguirà nelle aule giudiziarie, dove saranno valutate le responsabilità dei singoli imputati e la portata complessiva della presunta truffa.

