Suicidio di Paolo Mendico: la procura valuta di ascoltare quattro ex compagni

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La morte di Paolo Mendico, il quindicenne trovato senza vita nella sua stanza lo scorso 11 settembre, continua a scuotere la comunità e a sollevare domande sulle responsabilità. La Procura dei minorenni di Roma sta valutando di ascoltare quattro ex compagni di classe, indicati dai genitori come coloro che avrebbero bullizzato il ragazzo nel primo anno delle superiori.

Le accuse della famiglia

A parlare è soprattutto il padre, Giuseppe Mendico, che non ha mai smesso di denunciare la mancanza di interventi: “Sono loro che lo hanno perseguitato, ma la scuola ha fatto cadere nel vuoto le mie oltre quindici segnalazioni”,
ha dichiarato. Secondo la famiglia, le vessazioni sarebbero iniziate già alle elementari: matite spezzate, quaderni scarabocchiati, minacce di morte, insulti come “femminuccia”, “Nino D’Angelo” e “Paoletta”. In un’occasione i genitori avrebbero denunciato anche una maestra accusata di aver incitato la classe contro Paolo.

Il giovane, che aveva buoni voti ma era stato rimandato in matematica, negli ultimi tempi si sarebbe allontanato dalla scuola, ripetendo più volte: “Scuola di m…”. Poco prima di togliersi la vita aveva lasciato un messaggio nella chat della classe: “Riservatemi un posto in prima fila”.

La versione della scuola

Dall’altra parte c’è la posizione dell’istituto tecnico industriale Antonio Pacinotti di Fondi, frequentato da Paolo. La dirigente Gina Antonetti respinge le accuse: “La scuola non ha mai ricevuto denunce. È possibile che qualche alunno abbia sbagliato, ma non eravamo al corrente. Abbiamo sempre agito: sportello psicologico, tavoli contro il bullismo, incontri con famiglie e studenti. Paolo non lo vedevamo da un mese e mezzo: collegare la sua morte alla nostra scuola mi sembra forzato”.

La preside parla di “macchina del fango” nei confronti dell’istituto e precisa che il ragazzo si lamentava solo del linguaggio volgare e dei comportamenti di alcuni compagni, su cui – assicura – la scuola sarebbe già intervenuta.

La replica del fratello

Ma la famiglia ribatte. Il fratello di Paolo sostiene che esistano chat, discussioni e note scolastiche che dimostrerebbero le continue vessazioni subite dal quindicenne: “Può essere che la preside non ne sappia nulla perché Paolo frequentava una sede distaccata. Ma ci sono prove di quanto è accaduto, nero su bianco”.

Un’inchiesta delicata

La Procura di Cassino ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio. Le indagini, che nelle ultime ore hanno portato all’ascolto delle sorelle di Paolo, mirano a ricostruire il contesto scolastico e familiare del giovane, per capire se le denunce cadute nel vuoto avrebbero potuto cambiare un destino che oggi appare ingiustamente segnato.

Intanto, anche il cantante Nino D’Angelo, chiamato in causa suo malgrado dagli insulti subiti dal ragazzo, ha scritto un messaggio pubblico: “Scusa se ti hanno dato il mio nome, perdonaci se non abbiamo saputo aiutarti”.