Nella notte tra il 4 e il 5 Agosto 1962 si consumava la misteriosa morte di Marilyn Monroe.
La meravigliosa attrice hollywoodiana, all’epoca 36enne, fu ritrovata nuda nel suo letto con la cornetta del telefono in mano, senza vita. La versione ufficiale è sempre stata quella di suicidio per overdose di barbiturici eppure mille dubbi, da subito, assalirono gli inquirenti.
Complotto o suicidio?
La risposta non è mai arrivata. Il funerale di Marilyn si svolse l’8 agosto al Westwood Memorial Park per opera dell’ex marito di lei, il campione di baseball, Joe Di Maggio, alla presenza di solo 31 persone.
A chi stava telefonando l’attrice prima di essere strappata alla vita? Più volte, nella giornata del 4 Agosto, Marilyn aveva tentato di mettersi in comunicazione con Robert Kennedy – il suo ultimo amate- senza riuscirci; motivo per cui aveva confidato la sua frustrazione all’amico Robert Slatzer- critico letterario.
L’ultima persona estranea che la vide in vita fu l’addetta stampa Patricia Newcomb che la trovò molto nervosa.
La versione ufficiale
Alle 3.30 di notte, la governante che viveva con Marilyn, vedendo la luce ancora accesa oltre la porta, busso alla camera della donna e non ottenendo risposta aprì entrò nella stanza trovando la donna probabilmente già senza vita. alle 4.25 il medico annunciò la morte della Monroe che aveva assunto in una sola volta 47 pasticche di Pentobarbital e una dose sconosciuta di idrato di cloralio.
Altre versioni
Secondo quanto scritto nel libro-rivelazione Double Cross da Chuck Giancana, fratello minore di Sam Giancana capo di tutti i capi della Cosa Nostra di Chicago negli anni sessanta, 4 sicari agli ordini del boss sarebbero penetrati nella villa di Marilyn Monroe, a Hollywood, nella notte del 4 agosto del 1962 poco dopo che Robert (Bob) Kennedy, ministro della giustizia e fratello del presidente JFK, aveva lasciato la casa dell’attrice e amante. I quattro malavitosi sarebbero riusciti a immobilizzare Marilyn, a spogliarla e a ucciderla con una supposta velenosa. Il movente sarebbe stato quello di vendicarsi di Bob Kennedy, il quale da ministro della giustizia della Nuova Frontiera aveva promosso un’inchiesta senza precedenti sulla mafia.
L’uccisione di Marilyn sarebbe servita, secondo le dichiarazioni di Chuck Giancana, a gettare l’ombra della responsabilità della sua morte su Bob Kennedy e rovinare così per sempre la sua carriera politica. L’obiettivo sarebbe stato raggiunto solo per metà, costando la vita all’attrice. Quella notte di agosto, Bob Kennedy fece visita a Marilyn: uscito Kennedy, sarebbero entrati i quattro sicari del boss di Chicago con i guanti in plastica per non lasciare impronte digitali, il viso coperto da passamontagna e la scatola con la supposta letale. Le avrebbero tappato la bocca con un tampone e le avrebbero infilato una supposta avvelenata. La supposta avrebbe agito con la stessa rapidità di un’iniezione letale, senza però lasciare tracce sul braccio o sulla gamba che avrebbero insospettito i medici legali durante l’autopsia, che in realtà, confermò questa ipotesi. Nella parte terminale del colon della Monroe si poteva vedere una sfumatura viola, segno, probabilmente, dell’azione della supposta.
Lionel Grandison , il funzionario che firmò il certificato di morte attestò il suicidio della giovane attrice. Affermò in seguito che egli era convinto che non si trattasse di suicidio ma di omicidio e che venne costretto a firmare quel certificato, così come gli era stato sottoposto. Era convinto che quei segni sul corpo dell’attrice che non trovavano spiegazione potessero essere stati provocati da un’iniezione e che i report dell’autopsia fossero stati alterati.
La versione di Eunice R. Murray, la governante di Marilyn Monroe, che fu la prima a trovare il corpo della donna, cambiò durante le varie testimonianze, fino a quella descritta nel libro The last months secondo in cui raccontò di aver spostato il cadavere, pulito la camera da letto e di aver lavato le lenzuola e i vestiti che indossava la donna. Aveva chiamato, prima della polizia, l’autista della limousine Rudy Kautzsky, che come testimoniò non vide mai il corpo dell’attrice quella sera, e il suo genero Norman Jeffries. Cambiò versione anche per quanto riguarda la posizione in cui trovò il corpo: inizialmente disse di aver trovato il corpo a terra, e poi sul letto nell’intento di effettuare una telefonata e ancora dopo nudo sempre sul letto.
Di fondamentale importanza per comprendere la dinamica dei fatti, le intercettazioni telefoniche di Bernie Spindel, un esperto che aveva già collaborato con l’ FBI, a cui il sindacalista Jimmy Hoffa diede l’incarico di sorvegliare le telefonate che provenivano dalla casa dell’attrice. Prima di morire Marilyn ebbe conversazioni telefoniche con entrambi i fratelli Kennedy ma le registrazioni furono subito sequestrate e mai rese note.
Dopo anni di indagini private, il giornalista Jay Margolis e lo scrittore Richard Buskin giunsero alla conclusione che l’improvvisa morte della più acclamata attrice hollywoodiana di tutti i tempi, amata da politici, artisti, sportivi, gente comune, non fu suicidio bensì omicidio il cui mandante sarebbe stato proprio Bob Kennedy.
La verità assoluta non è mai emersa anzi è stata sepolta definitivamente con la dipartita di tutti gli attori di questa vicenda.
Tuttavia da stella di Hollywood, Marilyn Monroe è diventata una delle stelle più luminose della storia, del cinema e dello spettacolo di tutti i tempi, una cometa la cui scia resterà nel cielo per sempre.

