“Pazienta per un poco: i calunniatori non vivono a lungo. La verità è figlia del tempo: presto la vedrai apparire per vendicare i tuoi torti.” Lo diceva Kant. Mentre ai giorni nostri Vasco, quando è lucido, canta “La verità arriva quando vuole, non ha bisogno mai di scuse, è fatale, devi sapere da che parte stare, la verità fa male”. Fabio Quagliarella ha vissuto per anni in un incubo, come se il giorno della verità non dovesse arrivare mai. Invece quel giorno è arrivato. E ora son gol a grappoli, da capocannoniere con la Nazionale conquistata, con lo stesso sorriso di un primo dell’anno a Nocera quando distribuiva sorrisi sotto il palco di Gigi D’Alessio. Confermata dalla IV Sezione Penale della Corte d’Appello di Napoli la condanna all’agente di Polizia Postale Raffaele Piccolo quale autore di atti persecutori nei confronti di Fabio Quagliarella “probabilmente perché animato da un evidente delirio di onnipotenza o da un accentuato complesso di inferiorità e gelosia tale da indurlo ad inviare anche due lettere anonime alla DIA di Napoli ed al Commissariato di Castellammare di Stabia”. “Fabio Quagliarella che sniffa cocaina e poi fa gol”. E’ una frase contenuta in una lettera inviata al padre di Quagliarella, Vittorio, che ha conosciuto l’agente di polizia in un negozio di telefonia mobile a Castellammare. “Caro Signor Vittorio, dite a vostro figlio che a Castellammare lo stiamo aspettando per una bella festa. E’ inutile che va facendo il pettiniere di nascosto con il suo amico della Vodafone, perché quando sto qui sappiamo tutti i suoi movimenti e poi ditegli che deve fare attenzione perché nel negozio del suo amico ci sta sempre il nipote di D’Alessandro e qualche volta succede un lutto grosso perché ci sta gente di un altro clan che lo tiene puntato, perciò se ci sta vostro figlio finte pure lui male”. Alcune missive furono fatte arrivare anche alla società azzurra tanto che il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, consigliò al calciatore stabiese di trasferirsi a Castel Volturno ed evitare di frequentare la città di Castellammare di Stabia “perchè doveva rimanere tranquillo”. Nelle dichiarazioni durante la fase processuale il calciatore ha inoltre sottolineato come “il suo trasferimento alla Juventus poteva essere dipeso proprio da tale circostanza nonostante il suo rendimento in campo fosse stato soddisfacente”. Solo nel 2010 le persone, vittime di atti persecutori, iniziarono a nutrire seri dubbi nei confronti di Raffaele Piccolo. Gli atti persecutori finirono dopo che il calciatore ed altre vittime decisero di agire autonomamente e sporgere denuncia alla Procura di Torre Annunziata che predispose le indagini necessarie che riuscirono a smantellare l’articolato e folle sistema, fatto di mail, account falsi e altro, messo in piedi dall’agente di polizia postale condannato a 4 anni e 8 mesi di carcere, al pagamento di tutte le spese processuali e l’interdizione di cinque anni dai pubblici uffici.
