Stefania Pastori si racconta a Mn24, dalle botte alla solidarietà passando per il sex fitness

Stefania Pastori. Scrittrice, sceneggiatrice e ghost writer, ha sempre avuto un’attenzione specifica per la parità di genere, combattendo la violenza sulle donne attraverso le sue iniziative. In questo viaggio racconta dei maltrattamenti subiti che hanno rappresentato la svolta della sua vita e spiega cos’è il sex fitness.

Stefania, le sue battaglie sono contro gli stereotipi. Quelli della violenza di genere, che ha diverse direzioni. Diverse vittime. In quale momento lei è andata oltre alla ricerca di quelli che sono gli angoli in penombra della società? 

Grazie per la domanda, che in realtà mi permette di sviluppare tre argomenti diversi, Introdurrei per primo il mio lavoro sugli stereotipi. Ne trattai in chiave saggistica in  RINASCITE RIBELLI e STANDING OVULATION. Va precisato che personalmente non sono contro gli stereotipi, anzi. Aiutano a comprendere la realtà, non sono condannabili in sé. Specie in età evolutiva, sostengono la crescita degli individui, nel bene e nel male. Nel bene, perché senza stereotipi, sarebbe poco immediata la trasmissione del sapere, sia culturale che pratico. Nel male, perché alcuni degli stereotipi ‘modellano’ menti e comportamenti dei nostri figli su determinate posizioni, fino a indurre a darle per scontate. E qui introduco e rispondo alle “diverse direzioni, diverse vittime”. La forma mentis di dare per scontati certe attitudini rende alla lunga ammissibile la violenza e si traduce in comportamenti dell’uomo sulla donna. Ma anche viceversa. Alla base sta la mancanza di rispetto per l’individuo. Proprio per questi motivi, che non sono veri motivi, ma consuetudini acquisite, sarebbe auspicabile che gli adulti per primi imparino a riconoscere le trappole degli stereotipi, specie quelli di genere, per poi trasmetterli ai propri figli. Non prima.  Se proposti senza un confronto dialettico, gli stereotipi potrebbero essere a tal punto nocivi da innescare violenze tra i generi. Da queste considerazioni, nasce la raccolta di racconti STEREOTIPI  A BAGNOMARIA per una strenua lotta contro l’uso improprio degli stereotipi, specie appunto quelli di genere. La raccolta propone racconti brevi da poter con agio leggere la sera prima di addormentarsi e sono caratterizzati dall’esposizione critica di atteggiamenti e costumi stereotipati. La critica è  dominata da una sottile ironia. Forse sarà pubblicato nel 2020 o nel 2021, dipende dalle politiche editoriali.

Per rispondere al terzo punto, è dai tempi del mio mestiere di Art Director in pubblicità che ho a che fare con gli stereotipi, proprio perché essi stessi agevolano la comunicazione e rendono diretto il messaggio. Tuttavia, direi che il punto di svolta, quello che ha determinato il mio interesse per gli stereotipi di genere, è ben identificabile in quell’unico pestaggio cui fui sottoposta dal mio ex marito. Credevo di essere una mosca bianca. Invece, da quel giorno rivolsi tutte le mie attenzioni alle possibili cause della violenza sulle donne. Una di queste risiede proprio nell’uso improprio degli stereotipi di genere.

L’acronimo Gloss racchiude il senso del suo impegno. Cosa aggiungerebbe a distanza di anni?

Sì, la sigla è  perfetta così, non va aggiunto né tolto nulla, perché assurta ormai a coronamento delle gratificazioni ottenute a salvare alcune donne dai rispettivi picchiatori. La soddisfazione più importante consiste nella trasformazione di una di queste, sconosciuta in precedenza, in cara amica, pur vivendo separate da sette ore di treno l’una dall’altra.

Anzi, l’arricchimento progressivo delle mie conoscenze ed esperienze nell’ambito non ha fatto che confermare quanto siano interconnessi sessismo e violenze. Diciamolo a chi non sa cosa significhi: è l’acronimo di Gruppo di Lavoro e Osservatorio Sessismo e Stalking, guadagnato grazie al partner che mi pestò a sangue. Assieme a un gruppo di avvocate di genere, operatori di centri antiviolenza, criminologi clinici e psicologi, mi misi a studiare gli  aberranti meccanismi che scattano nei maltrattamenti in famiglia. Ricordo quegli anni con affetto, anche su furono duri, perché studi e interviste fecero parte delle forme di terapia che utilizzai per guarire dalle ferite provocate dalle violenze di colui che avrebbe dovuto riservarmi cure più amorevoli che non le botte. Abbandonai un incarico altamente specialistico nel settore pubblicitario – e la scrittura cinematografica – per dedicarmi alla salvezza di donne maltrattate. A distanza di anni, resta la convinzione che solo la cultura colmerà il gap esistente tra donne e uomini. Infatti non scrivo solo di violenza, ma anche di poesia, d’amore, di misteri. Mi nutro con la lettura di un centinaio di libri l’anno, dieci più, dieci meno, inaugurando su Instagram la serie #ilibriscrivonoilibri.

I suoi testi, anche da ghost writer, evidenziano l’erotismo nelle sue forme più naturali, ma che allo stesso tempo sono anche più intime. Come spiegherebbe il sesso a una coppia 15enne?

Erotismo e sessualità stanno alle fondamenta di una vita sana, serena, soddisfacente e direi persino felice. Costituiscono proprio la base della vita per la prosecuzione dell’esistenza, quindi impregna le relazioni di tutte le specie animali, umanità compresa. Ho perfino un debito verso me stessa, circa l’invenzione del cosiddetto “sex fitness”, per reale necessità personale – vista la nascita di due figli. (Sono un’ISEF, quando ancora esisteva). Mi ero accorta che il mio corpo, invecchiando, subiva trasformazioni peggiorative e, pertanto, mi applicai ad un allenamento specifico per ovviare alle relative problematiche. Col passare degli anni determinati sintomi, come tosse cronica, obesità, alterazioni dei livelli ormonali da meno/andropausa; oppure il sollevare pesi eccessivi, o patologie come la stitichezza e altre situazioni (vedi gravidanze), possono causare prolassi di utero, retto, vagina, prostata, vescica. Inoltre, benessere e piacere vanno di pari passo: soprattutto nel sesso, dove non solo mantenersi in forma è un gesto d’amore, cura e dedizione verso sé e il partner, ma anche una pratica necessaria a vivere un’esperienza erotica appagante. Il sex fitness porta rimedio radicale ai problemi indicati; addirittura, se eseguito per tempo, li previene. Aiuta a migliora la percezione della femminilità: agendo su quella parte del corpo che contiene gli organi riproduttivi, agevola a rendere migliore l’ auto-immagine di donna. La pelle diventa liscia e morbida. Si producono feromoni che attraggono l’uomo a livello subconscio. Parimenti asseconda una migliore percezione della mascolinità, facendo sentire l’uomo più forte, più attivo, più attrattivo. Inoltre, nella donna si verifica la riduzione di dolori come il vaginismo, o quelli mestruali perché normalizza il flusso sanguigno a livello delle pelvi e stimola le funzioni immunitarie. Proprio per quest’ultimo motivo, migliorano e vengono prevenute patologie ginecologiche come candida, vaginite, leucorrea. Per gli uomini, gonorrea, priapismo, eiaculazione precoce. Le donne in menopausa ottengono il contrasto delle vampate perché vanno a richiamare sangue nella zona pelvica, portando via l’afflusso sanguigno dalla testa. Se c’è infertilità, coadiuva nel migliorare la percezione psico-emotiva delle parti riproduttive. Pur essendo un argomento tabù ancora per molti, occorre ricordare che buona parte del benessere psicofisico si realizza attraverso un disteso erotismo. Oltre ad una perfetta conoscenza dell’apparato riproduttivo, per viver bene la sessualità è necessario un equilibrio tra mente e corpo, mirante a sbloccare ciò che può inibire il senso del piacere e quindi la capacità orgasmica delle persone, cominciando dalle emozioni. Un’emozione nasce dal ventre, si ferma al bacino, passa attraverso il cuore, si affaccia alla bocca, fino a salire al cervello. Purtroppo capita che questo percorso non sia fluido. Col tempo, possono evidenziarsi zone critiche, dove avvengono blocchi delle emozioni; addome, petto, pavimento pelvico. Attraverso l’apertura delle emozioni, si riesce a sbloccare  anche l’attività sessuale e a provare (e far provare) più piacere. La modalità in cui si respira rivela gli eventuali ostacoli emozionali. Ogni sessione di sex fitness comincia con la mappatura del respiro di ciascuno. Si passa poi ad evidenziarne le eventuali ostruzioni emotive. Quindi vengono insegnati gli esercizi visibili ed invisibili che aiuteranno a superarle. Siccome in Italia la Cultura appaga ma non paga, rendo noto di essere disponibile tutt’oggi a proporre questo tipo di workshop con opportuni ausili paramedici nelle palestre italiane che me ne facciano richiesta. Non privatamente, ma collettivamente nelle palestre. (In calce all’intervista, è possibile contattarmi al mio indirizzo e-mail). Per concludere il pippone, torno ai nostri quindicenni per dire loro di non farsi intimorire dalle relazioni verso il prossimo, siano esse amicali o sessuali, dando priorità all’autotutela e protezione, anche materiale, non solo per non incorrere in gravidanze indesiderate, ma soprattutto per preservare il corpo da malattie a trasmissione sessuale. Il corpo è un tempio, contiene l’energia dell’universo di cui siamo figli  e come tale va rispettato.

Una mente che trova collegamenti tra Gianni Brera e Gabriele D’Annunzio quali figure intermedie incontra nel percorso?

A prescindere che si impara anche dalle persone sbagliate – cit. Forforismi Pastorology – per rispondere a questa domanda ho dovuto riflettere molto, perché leggendo un centinaio di libri l’anno, dieci più o dieci meno, ho dovuto ripercorrere le pagine del mio blog di recensioni libresche per ripescare alla memoria quali scrittori mi abbiano maggiormente influenzato. In ordine cronologico, ma non di importanza, partirei dall’ultimo Veronesi il cui discorso sull’atto del guardare, sul cosiddetto “eye contact”,  ha influenzato proprio in questi giorni un capitolo del mio ultimo romanzo in corso di scrittura da più di un anno. Melissa P. che in larga parte mi ha aiutato a centrare gli argomenti sulla sessualità. Sveva Casati Modigliani per l’abbinamento tra narrazione e cucina. Felicia Kingsley e Jill Santopolo per l’utilizzo di alcuni stilemi cari ai lettori e alle lettrici di un genere molto venduto in Italia. De Sade per creare testi “da leggere con una mano sola” convinta che l’unico vero organo erotico sia il cervello. Mencarelli per imparare a trasformare la sfiGa in sfiDa. Houellebecq per aprire gli occhi sull’Islam, per non dare tregua all’inconsapevolezza di sedicenti dotti, a menefreghisti politici e religiosi. Leda Gheriglio (o meglio, l’autora* che si cela sotto questo nome) che considero la più alta lettura erotica finora fatta dal punto di vista qualitativo, non solo per l’esplorazione del sesso insolito, ma per la conferma dell’inconsistenza di giusto un paio di stereotipi a caso (Principe Azzurro, Cenerentole e Belle Addormentate). La vita vera è ben altro. Greg Martin che parla di buddismo ai disillusi dal cattolicesimo (come me), a persone che hanno fatto della spirituale una dimensione imprescindibile della propria vita (come me), ai cercatori folli di un senso (come me), ai malati nelle carni e nello spirito (come me). E siccome ritengo di essere banalmente uguale a tutti, direi non solo come me, ma come tutti. Tra i poeti contemporanei, Finottis e Cavallo per raggiungere rarefazione del reale nella Poesia, con accento forte sull’interiorità erotica. Mi rivolgo ai lettori: cercateli nel blog riportato in calce.

Nello scrivere per Verdone, oltre che per Benvenuti e Brizzi, ritiene che i personaggi della commedia verdoniana siano casi limite o figure che lasciano emergere la vera essenza delle persone con l’ansia come caratteristica imprescindibile. 

Ho conosciuto Verdone di persona. Nella vita, non è l’allegrotto simpaticone e tamarro che emerge dai suoi film. Ma il nevrotico Furio Zòccano, il marito più rompiscatole della storia del cinema italiano, in “Bianco, Rosso e Verdone”. “Magda, tu mi adori? Allora lo vedi che la cosa è reciproca?”. È soltanto una delle frasi cult da lui pronunciate nel film. Ciò che lo caratterizzava non solo nel film, ma pure nella vita privata, è la borsa da medico zeppa di “bugiardini”, da cui estrapolare pillole – e non solo di saggezza – per gli altri e per la sua ipocondria. Mi auguro che nel frattempo sia cambiato per il suo stesso benessere. In definitiva, ritengo che abbia sempre voluto coscientemente rappresentare le idiosincrasie dell’italiano medio, maschilismo compreso. In questo risiede il suo successo.

In quale momento della vita la ruga, come dice lei, diventa una medaglia e non un segno del tempo? 

Bella domanda, grazie. Mi permette di parlare di resilienza, termine consunto e per questo, ormai stomachevole. Per alcuni, almeno. Vorrei evitare di riportare in modo didascalico la definizione, per non salire in cattedra. Mi rifarei allora alla genesi del famigerato acronimo di GLOSS, che è diventato negli anni modo efficace, non avvilente, di descrivere una donna maltrattata. Una GLOSS risplende perché lucidata a suon di botte. Come infatti diceva sempre mia nonna: “ciò che non ti uccide, ti fortifica”. Inoltre, è bene suggerire rinascita e rimonta dell’autostima della donna maltrattata, spesso così bassa da impedirle una visione distaccata della sua vita. Magari attraverso un velo di trucco, per far risaltare la femminilità depressa, per far risalire a galla la stima di sé, calpestata dal narcisista perverso cui è stata assoggettata. Da qui il riferimento al lip gloss. Le rughe si acquisiscono con la sofferenza. Ma nel momento in cui riusciamo a trasformare la vittoria sulla sofferenza e a trasmetterla per il beneficio e la felicità altrui, ecco che le rughe diventano medaglie. Di rughe, a cinquantacinque anni, ne ho tante. Permettetemi di appuntarmi almeno una medaglia.

Scrittrice, donna, madre. Illustri un pregio e un difetto nel quale si riconosce in ognuno di questi ruoli che vive nella vita.

Eh, per ogni pregio, dieci difetti. Dovrò scriverci un libro da tanti ne ho. Scherzo. Non sul libro. In quanto scrittrice, dal momento in cui ho potuto permettermi di lavorarci a tempo pieno – per sfortuna o per fortuna – ma solo perché la piccola pensione di invalidità mi permette di sopravvivere – ho determinato ogni giorno di scrivere almeno cinque pagine; di leggere tantissimo, per imparare sempre più e meglio dai grandi;  di documentarmi a fondo sugli argomenti che tratto. Non so se siano pregi o difetti, perché tutto ciò toglie tempo alle faccende di casa. Ma la qualità del mio scrivere ha guadagnato. E quindi la capacità di penetrazione nei cuori dei lettori e di facilitazione del processo di identificazione nel personaggio.

Come donna, penso di aver quasi raggiunto la completezza, essendomi realizzata in relazioni d’amore quattro volte e in relazioni materne almeno due. Quasi, perché non si smette mai di imparare. E questo lo ritengo un difetto.

Come madre, ho sempre mirato a dare radici e ali, di essere un porto sicuro, ma di lasciarli andare, anzi di incoraggiarli a farlo. Saprò di esserci riuscita solo quando mi manifesteranno la propria riconoscenza. Ma del resto è anche vero che se si vuol fare del bene, non bisogna aspettarsi gratitudine. Il difetto? Consiste nell’averli chiamati in modo auto referenziale. Jacopo, in onore di Jacopone da Todi, per aver inaugurato la strada letteraria dell’Amor Cortese (pur essendo un monaco). Sofia, invece, in considerazione degli studi di filo-sofia. Sono amante del sapere, meglio se non nozionistico, ma esperienziale; non avrei potuto chiamarla diversamente. Fui lungimirante, perché lei mi è Maestra di vita. Sì, fui auto referenziale, però finora nessuno dei due se n’è lamentato. E dire che Jacopo avrebbe dovuto essere Medardo, per via dello scultore Medardo Rosso. Fortuna che abbiamo scelto diversamente: chissà quanti ragazzini l’avrebbero chiamato MeRdardo.

Per contatti: stefipastorigloss1965@gmail.com