Stabia Teatro Festival: “La scena da Viviani a Ruccello”

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Nell’ambito dello Stabia Teatro Festival, giunto alla settima edizione, si è svolta ieri sera, nella Sala Conferenze della Banca Stabiese a Castellammare di Stabia, un incontro letterario dedicato al teatro e ai suoi grandi protagonisti, dal titolo “La scena napoletana da Viviani a Ruccello”, a cura dell’Associazione Achille Basile Le ali della Lettura.
La professoressa Carmen Matarazzo, Presidente dell’Associazione Achille Basile, nonché responsabile della parte letteraria dello Stabia Teatro Festival, dopo i saluti ha presentato il poeta stabiese Raffaele Ragone e il relatore Matteo Palumbo, professore di Letteratura italiana all’Università di Napoli Federico II.
Raffaele Ragone ha poi introdotto la serata richiamando alla memoria i ricordi del commediografo stabiese Annibale Ruccello con un video tratto dalla Cantata dei Pastori.
Il professore Matteo Palumbo ha dissertato sugli autori presi in esame, a cominciare da Viviani, prendendo in considerazione i titoli delle sue commedie tra cui: Vico, Toledo, Porta Capuana, Nterra a Mmaculatella, Piazza Municipio, nomi completamente diversi da quelli di autori dello stesso periodo come ad esempio Così è se vi pare di Pirandello. ”Gli scenari aperti, la strada”, ha sottolineato il professore, “sono punti di incontri e di vita sociale, quella costituita, in questo caso, dalle creature: chi è uscito dalle mani di Dio, coperto di solo pelle. In Viviani è in atto un teatro di creature che possono solo resistere, schegge che non appartengono al progresso ma alla miseria, che fa scandalo, e ci sarà fino a quando esisterà anche una sola creatura. In Eduardo, ha continuato il professore, i titoli delle commedie racchiudono uno spazio familiare con i suoi conflitti, violenze e dissapori. Eduardo spinge il conflitto a un punto estremo fino a quando i componenti finiscono per non parlarsi più. La famiglia diventa il luogo del rancore che non produce mai lacerazioni definitive. Si arriva al dissidio, ma alla fine sembra esserci una tregua e, nonostante il veleno, si resta uniti. La famiglia come àncora a cui abbracciarsi. Gennariniello del 1932 è un testo esemplare di Eduardo, dove il protagonista si lascia sedurre dalle signorine con grande sofferenza della moglie che non riceve le stesse attenzioni. E quando tutti biasimano l’atteggiamento di Gennariniello, la moglie è pronta a difenderlo. Dal teatro della casa di Eduardo si passa a quello di Annibale Ruccello, uomo voracissimo di film e letteratura. Nasce un autore del tutto nuovo nel panorama nazionale e non solo napoletano. Qualcosa accade con lo spettacolo L’ereditiera tratto da Henry James, dove cinema e letteratura si trasformano in teatro, condito di parodia e leggerezza. Il teatro di Annibale nasce con Le 5 rose di Jennifer nel 1980. L’ambiente ruccelliano è la stanza che diventa il luogo di avventura mentale, allucinata. I personaggi vivono di ansie, paure, angosce, in attesa. Alla fine qualcosa accade”. Il professore Matteo Palumbo ha ammaliato la platea captando la completa attenzione dei presenti, mentre imperversava il cattivo tempo, ma su quelle foglie che si agitavano fuori dalla finestra, si appendevano parole mai sentite prime e discorsi preziosi da far dimenticare anche l’allerta meteo.