Spese Giorgia Meloni e staff: più soldi per giornali, caffè e buoni pasto e il mistero dell’euro in più

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Nonostante la spending review imposta dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, la spesa ordinaria della Presidenza del Consiglio dei ministri continua a crescere. A certificarlo è il bilancio di Palazzo Chigi pubblicato a metà gennaio dal governo guidato da Giorgia Meloni, che per il 2026 prevede un aumento complessivo delle risorse rispetto all’anno precedente.

Tra i numeri che colpiscono maggiormente alla voce spese Giorgia Meloni e staff ce n’è uno tanto simbolico quanto curioso: un euro in più assegnato alla struttura di missione per il contrasto alla scarsità idrica. Un incremento minimo sul piano contabile, ma enorme sul piano politico e comunicativo, soprattutto in un contesto in cui ai ministeri è stato chiesto di ridurre le cosiddette spese voluttuarie del 5%.

L’euro dell’emergenza idrica: simbolo o paradosso?

Nel bilancio 2025 della Presidenza del Consiglio, alla struttura di missione per l’emergenza idrica erano assegnati 252.352 euro. Per il 2026 la cifra sale a 252.353 euro. Un solo euro in più, l’equivalente del prezzo di una bottiglietta d’acqua, che però apre interrogativi non banali.

Chi ha deciso questo aumento? E soprattutto: chi ne beneficerà, considerando che il commissario per l’emergenza idrica, Nicola Dell’Acqua, è stato nominato presidente di Arera ed è entrato ufficialmente in carica dal 1° gennaio 2026? Al momento, infatti, non risulta ancora designato un nuovo commissario, mentre sul sito ufficiale Dell’Acqua figura ancora nel ruolo precedente.

Un dettaglio minimo, certo, ma che diventa emblematico in una stagione in cui al Paese viene chiesto di stringere la cinghia.

Il “tesoretto” di Palazzo Chigi

Il bilancio complessivo della Presidenza del Consiglio per il 2026 ammonta a circa 5,7 miliardi di euro, con un aumento di 331,7 milioni rispetto al 2025. Un incremento dovuto in gran parte a investimenti previsti dalla legge di Bilancio, ma che nel dettaglio mostra forti sbilanciamenti.

Aumentano in modo consistente i fondi destinati a:

  • Casa Italia (+19 milioni)
  • Politiche per la famiglia (+63,5 milioni)
  • Politiche giovanili (+47,2 milioni)
  • Sport (+47,5 milioni)
  • Protezione civile (+39,3 milioni)
  • Pari opportunità (+17,5 milioni)

Contestualmente, però, vengono tagliati:

  • Funzione pubblica (-3,8 milioni)
  • Affari regionali (-2 milioni)
  • Innovazione tecnologica (-14,78 milioni)
  • Politiche spaziali e aerospaziali (-29,8 milioni)
  • Altri capitoli per oltre 30 milioni complessivi

Una redistribuzione che solleva interrogativi sulle priorità strategiche del governo.

Il segretariato generale: il vero aumento

La crescita più significativa riguarda il segretariato generale di Palazzo Chigi, che passa da 571 milioni nel 2025 a 734,4 milioni nel 2026. Una differenza di oltre 160 milioni di euro, di cui 109 milioni legati direttamente alla legge di Bilancio.

Ma anche al netto di questi interventi, le spese di funzionamento aumentano: da 366,8 a 388,5 milioni di euro, con un incremento di 21,7 milioni, nonostante il taglio imposto dalla spending review.

Inflazione anche a Palazzo Chigi

Neppure la Presidenza del Consiglio sembra immune all’inflazione:

  • Utenze (gas, acqua, elettricità): +659 mila euro
  • Carburante e pedaggi auto blu: +40 mila euro
  • Pulizie e derattizzazione: +32.400 euro

In calo solo le spese telefoniche (-230 mila euro), grazie a nuovi contratti più vantaggiosi.

Giornali, caffè e buoni pasto: il capitolo che fa discutere

Fa discutere l’aumento delle spese per:

  • Acquisto di giornali e abbonamenti online: da 90 a 105 mila euro
  • Buoni pasto del personale: da 4,5 a 5 milioni di euro
  • Acquisto di beni di consumo e servizi per il decoro istituzionale: da 1,45 a 2,7 milioni di euro

Un balzo di 1,25 milioni in un capitolo che avrebbe dovuto essere il più colpito dalla spending review. Derrate alimentari, capsule di caffè, arredi: tutto cresce, alimentando polemiche e ironie.