Sparò al vicino e ora rischia la nuova accusa di omicidio volontario

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Rischia di essere accusato di omicidio volontario Giuseppe Milite, l’anziano di 82anni che sparò con la pistola il suo vicino di casa, Carmine Mosca. Due giorni fa, l’88enne è deceduto all’ospedale di Cava de’ Tirreni, dopo una lunga agonia durata quasi venti giorni. La procura di Nocera Inferiore, nella persona del sostituto Giuseppe Cacciapuoti, ha disposto l’autopsia sul corpo dell’anziano. Al termine, la salma sarà liberata per permettere la celebrazione del rito funebre. Le indagini invece, integrate con i risultati della perizia medica, dovranno stabilire se Mosca è morto per il proiettile che lo mandò in coma per venti giorni. O se, invece, per altra causa. Alla base di quel colpo di pistola esploso a distanza ravvicinata, vecchie ruggine e continue liti tra i due vicini di casa, che si sarebbero protratte da tempo. Fino all’episodio chiave, con Milite che mentre discuteva con il nipote, sarebbe stato aggredito da Mosca. Il motivo pare fosse riconducibile alla potatura di alcune piante. Futili motivi, inseriti nell’informativa dei carabinieri della tenenza locale di Cava de’ Tirreni, intervenuti nei pressi dei due appartamenti della frazione di Santa Lucia. Quell’aggressione – tutta da chiarire – spinse Milite ad armarsi della sua pistola, per poi sparare all’89enne. Stando alla testimonianza di alcuni familiari della vittima, l’uomo avrebbe esploso più colpi. Circostanza sulla quale le indagini mirano a fare luce.

Il proiettile andò a conficcarsi nel fianco sinistro di Carmine Mosca, per poi fermarsi vicino alla spina dorsale. L’anziano fu sottoposto ad una prima operazione all’ospedale metelliano, a causa di una lacerazione dell’intestino. Perse molto sangue. Dopo un periodo di coma, l’uomo è deceduto due giorni fa. Per Giuseppe Milite scattò l’arresto, a seguito del quale fu applicata la misura degli arresti domiciliari. L’accusa era di tentato omicidio, che potrebbe ora cambiare in omicidio volontario. L’uomo è difeso dall’avvocato Giovanni Palumbo.