Il Sorrento di Mirko Conte continua a crescere e a sorprendere. Dopo un avvio di stagione altalenante, la squadra costiera ha trovato compattezza, gioco e fiducia, conquistando il pass per gli ottavi di Coppa Italia di Serie C e rilanciandosi in campionato, a ridosso della zona playoff. Un percorso costruito con pazienza, idee chiare e tanto lavoro quotidiano, come sottolineato dallo stesso tecnico in un’intervista rilasciata a TuttoC.com.
«Sono molto contento, non solo per il risultato ma per la prestazione – spiega Conte –. Avevamo tanti ragazzi giovani in campo, e vedere la loro risposta è motivo d’orgoglio. Significa che riescono a percepire il messaggio che cerco di trasmettere ogni giorno: essere sempre pronti mentalmente, anche quando non si gioca. Quando vengono chiamati in causa, rispondono presente. E questo per un allenatore vale più di qualsiasi vittoria».
L’ex allenatore della Turris è uno dei tecnici che più crede nei giovani e nel lavoro quotidiano sul campo. «Lavoriamo per costruire qualcosa che resti nel tempo. La tattica è importante, ma la differenza la fanno i valori: spirito, appartenenza, cuore e credibilità. Se un giocatore percepisce che credi davvero in quello che dici, allora ti segue. Ed è quello che sta accadendo qui a Sorrento».
Nonostante le difficoltà strutturali — la squadra è costretta a giocare lontano dal proprio stadio e dai tifosi — Conte non cerca alibi: «Sappiamo che non è semplice. Doverci spostare di oltre 150 chilometri e giocare in stadi semivuoti pesa, ma la società ci mette nelle condizioni ideali per lavorare. Certo, vorremmo tornare a giocare nella nostra città, ma per ora la priorità resta il campo».
Nelle ultime settimane il Sorrento ha trovato una nuova solidità, ma per Conte non è un caso: «Non è cambiato molto, anche all’inizio facevamo buone prestazioni. Forse ora gli episodi girano a nostro favore, ma il merito è nella mentalità. Il nostro obiettivo è sempre la prestazione: non garantisce la vittoria, ma ti avvicina. È da lì che nasce tutto».
La crescita del gruppo passa anche dal miglioramento individuale: «In questo sport non si smette mai di imparare. Anche quando giocavo, a trent’anni imparavo ancora. I miei ragazzi hanno capito che la strada è quella giusta, ma è lunga. Fortunatamente ho un gruppo fantastico, che lavora con entusiasmo e curiosità».
Sul piano personale, Conte mantiene un profilo basso ma ambizioso: «Le ambizioni sono alte, ma collettive, non personali. Il nostro obiettivo è costruire una squadra competitiva e coerente con la nostra identità. Non guardo la classifica: se lavori bene, i risultati arrivano. Preferisco concentrarmi sulla prestazione, che alla lunga paga sempre».
Il Sorrento segna molto, anche senza un centravanti da venti gol. Un aspetto che riflette la visione del suo allenatore: «È il calcio moderno. Si attacca e si difende in undici, non esiste più il bomber statico di una volta. Noi abbiamo diversi profili offensivi – Plescia, Sabbatani, Santini, D’Ursi, Esposito – e ognuno porta un contributo diverso. I gol sono distribuiti, ma questo per me è un punto di forza: significa che la squadra gioca insieme, e si diverte».

