L’indagine, iniziata la notte precedente immediatamente dopo l’aggressione mortale ai danni del Vice Brigadiere CERCIELLO REGA Mario e proseguita incessantemente mediante la visione delle immagini di video sorveglianza nonché le escussioni testimoniali, ha consentito agli inquirenti del Nucleo Investigativo capitolino di individuare i due responsabili dell’efferato delitto all’interno di un albergo romano, già pronti per lasciare il territorio nazionale.
I due, una volta in caserma, sono stati interrogati dai Carabinieri sotto la direzione dei magistrati della Procura della Repubblica di Roma e di fronte a prove schiaccianti hanno confessato i loro addebiti.
Le indagini hanno consentito di accertare che poco prima dell’omicidio i due giovani statunitensi avevano sottratto uno zaino ad un cittadino italiano, minacciando nel corso di una telefonata di non restituirglielo se non dietro la corresponsione di 100 euro ed 1 grammo di cocaina. Successivamente, i Carabinieri, contattati dalla vittima che aveva denunciato l’accaduto, si sono presentati all’appuntamento per bloccare i malfattori, i quali, nonostante i militari si fossero qualificati quali appartenenti all’Arma non hanno esitato ad ingaggiare una colluttazione, culminata nel tragico ferimento mortale del Vice Brigadiere.
I fermati sono stati tradotti presso la casa circondariale di Roma Regina Coeli a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Non tutto torna. A partire dalla chiamata ai carabinieri Se come è stato detto sia stata la vittima del furto a telefonare ai militari, non si spiega cosa spingesse uno spacciatore a chiedere l’intervento del 112. Di certo, la rete di contatti nel cellulare dentro il borsello derubato potrebbe essere stato un ipotetico motivo, ma sembra sempre difficile che un criminale possa rischiare di far saltare la sua copertura per una rete di contatti che può rifarsi.
Perché si è cercato tra i nordafricani? Dopo l’accoltellamento, il collega di Rega, rimasto ferito nella colluttazione, aveva inizialmente ipotizzato che l’uomo che aveva accoltellato il vice brigadiere di 35 anni fosse un nordafricano. Come scrive il Corriere della Sera, “le origini algerine o libanesi dell’uomo (descritto da collega di Rega, ndr) e il colore olivastro della pelle sostenevano questo identikit mentre il complice si rivela essere biondo e chiaro di carnagione”. Si fa avanti quindi la pista della gang magrebina che poi si rivelerà fallace. Uno dei due fermati ha infatti origini libanesi
L’altro punto interrogativo è come mai due 20enni americani, di cui uno proveniente da una famiglia facoltosa, in vacanza in Italia, rischino così tanto per una bravata e nel bel mezzo della notte aggrediscano un carabiniere? La loro vendetta nei confronti del pusher può spingersi fino all’aggressione e all’uccisione di un militare in una notte di droga e follia? I due ragazzi inoltre subito dopo l’accoltellamento sono rientrati al “Le Meridien Visconti”, albergo di lusso, nel quartiere Prati,da 200-250 euro a notte. Pensavano veramente di farla franca? I due avevano già il biglietto di ritorno negli Stati Uniti: sarebbero dovuti rientrare la sera dopo l’omicidio.

