Silenzio elettorale? Cosa dice la legge

A regolare l’esercizio della propaganda elettorale in Italia è la legge 212 del 1956 e nello specifico il periodo del cosiddetto “silenzio elettorale” è normato dall’articolo 9 della stessa, che recita: “Nel giorno precedente ed in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi e le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, nonché la nuova affissione di stampati, giornali murali od altri o manifesti di propaganda o l’applicazione di striscioni, drappi o impianti luminosi. Nei giorni destinati alla votazione è vietata, altresì, ogni propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall’ingresso delle sezioni elettorali”.

La legge 212 pone dei paletti all’esercizio della propaganda elettorale nel periodo di silenzio elettorale e, in sostanza, vieta espressamente lo svolgersi di comizi e riunioni o l’affissione di manifesti, striscioni e simili. Per quale motivo? Semplice: la normativa venne introdotta nel tentativo di tutelare da indebite pressioni quella parte di elettorato che, a ridosso delle elezioni, risulta ancora indecisa. Testo alla mano, la legge non cita né i social network né altri strumenti tecnologici come WhatsApp e Telegram che negli ultimi anni hanno preso sempre più piede in Italia finendo di fatto per diventare essenziali nell’ambito della comunicazione politica.

È più che ovvio che la legge 212 non si occupi di queste innovazioni tecnologiche e non provveda a normarle, essendo stata varata ben 63 anni fa. Proprio da qui nasce quel fraintendimento che ormai da anni ciclicamente porta allo scatenarsi di incessanti polemiche nei giorni di silenzio elettorale: da almeno sei anni a questa parte, le campagne elettorali si svolgono prevalentemente sui social e sul web ma le istituzioni non hanno mai provveduto ad aggiornare la normativa, creando quello che può essere definito un vuoto legislativo.

Non esistendo puntuali norme volte a regolare il silenzio elettorale su social network e web, i candidati o i partiti politici che si avvalgono di questi strumenti per continuare la campagna elettorale anche nei giorni in cui, teoricamente, non dovrebbe proseguire, non violano alcuna legge