Sette anni. Tanti ne sono serviti al Comune di Nocera Inferiore per completare le verifiche di vulnerabilità sismica sui suoi edifici scolastici.
di Giorgia Valentini
Un percorso lungo, frammentato, spesso impantanato nei meandri della burocrazia e ora finalmente giunto al traguardo della liquidazione: 177.441,57 euro è la somma complessiva che l’amministrazione ha autorizzato a pagare ai professionisti incaricati, IVA e oneri inclusi.
Un conto salato, certo. Ma il vero costo, ancora una volta, è stato quello del tempo. L’intera vicenda prende le mosse nel lontano 2018, quando con un avviso pubblico, il Ministero dell’Istruzione apre i rubinetti per finanziare le verifiche sismiche delle scuole italiane. Nocera Inferiore risponde presente e avanza candidatura per diversi edifici scolastici. Il progetto viene accolto e inserito nella graduatoria nazionale ,da lì inizia un iter lungo e tortuoso. I fondi ci sono, quasi 300mila euro messi nero su bianco nel bilancio 2019, ma tra delibere, determine, aggiudicazioni e sostituzioni di Rup, il tempo scorre. Solo nel 2019 si arriva all’aggiudicazione del servizio, suddiviso in sei lotti, assegnati a raggruppamenti temporanei di professionisti specializzati. Seguono tre anni di sopralluoghi, indagini, relazioni tecniche, approvazioni. Le determine che attestano la regolare esecuzione degli incarichi si rincorrono tra il 2020 e il 2021, ma per la liquidazione ci vorrà ancora.
Il provvedimento dirigenziale pubblicato oggi è la stretta finale: le fatture sono state emesse, i soldi ci sono, le carte sono in regola. Il tutto avviene nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e sotto la supervisione contabile del servizio finanziario. Eppure, il sapore che resta è amaro. La questione non è solo economica, né tecnica. È politica. Perché quando si parla di sicurezza sismica nelle scuole, la tempestività dovrebbe essere una priorità, non un’opzione. E invece, anche in questo caso, ci si è mossi a passo di lumaca.
Nel frattempo, è cambiato il Rup, si sono susseguiti i dirigenti, i tecnici e i sindaci, è stata aggiornata la normativa, ma i bambini – loro – hanno continuato a entrare e uscire da edifici di cui non si conosceva ufficialmente il grado di rischio sismico. Solo oggi, a distanza di sette anni dalla candidatura, si chiude il cerchio su un’operazione che doveva essere rapida, puntuale, strategica. Oggi si pagano i tecnici. Domani, forse, si penserà agli interventi veri e propri. Sempre che nel frattempo non arrivi un’altra scossa: quella della realtà.

