Sette anni di fango politico, la Cassazione smonta il “patto mafioso”, tutti assolti definitivamente

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di Giorgia Valentini

La Cassazione ha messo il punto finale e dopo sette anni di altalene giudiziarie, titoli di cronaca pesanti come macigni e carriere politiche congelate nell’ombra del sospetto, l’ex vicesindaco di Nocera Inferiore Antonio Cesarano, l’ex consigliere comunale Carlo Bianco e il candidato Ciro Eboli sono stati assolti in via definitiva. Fine dei giochi, fine del processo e fine di una vicenda che ha travolto vite, reputazioni e famiglie. La suprema corte ha dichiarato inammissibile l’ultimo ricorso della procura generale di Napoli, confermando l’assoluzione già pronunciata dalla Corte d’appello di Napoli, nessun patto politico-mafioso, nessun voto procacciato con metodi camorristici, nessun vantaggio reale ottenuto tramite l’ex boss Antonio Pignataro, figura ingombrante, ormai scomparsa, che aveva alimentato un teorema rivelatosi privo degli elementi essenziali.

Tutto inizia nel 2017 quando Bianco, Cesarano, Eboli e Pignataro vengono arrestati con l’accusa di aver stretto un accordo illecito, per favorire l’elezione di Bianco in cambio di una delibera utile a una futura mensa nel rione Montevescovado; una storia che la Dda dipingeva come l’ennesimo incastro fra politica e criminalità organizzata, il tribunale di Nocera prima e la Corte d’appello di Salerno poi, avevano avallato quell’impianto. Ma la Cassazione, davanti ai ricorsi dei difensori Giuseppe Della Monica, Andrea Vagito, Bonaventura Carrara, Annalisa Califano e Massimiliano Forte, capovolse il quadro e chiese di rivalutare “l’utilità” concreta che gli imputati avrebbero ottenuto e quella utilità, secondo i giudici napoletani, semplicemente non c’era, era solo una vaga aspettativa, nessun tornaconto, nessun patto operativo.

Da qui l’assoluzione contestata dalla Procura generale e respinta, infine, dalla Cassazione; dunque è la parola “definitiva” a pesare più di tutte. Perché questa non è solo una vicenda giudiziaria chiusa ma è una pagina politica che si riscrive, è una reputazione che si risolleva, è una città che deve decidere cosa imparare da sette anni di sospetti evaporati nel nulla. La giustizia ha parlato e adesso tocca alla politica e alla comunità fare la parte più difficile ovvero ricominciare, con memoria, lucidità e, magari, un po’ più di prudenza prima di trasformare un’indagine in una sentenza morale.