Serie C, la ricetta di Calcagno: “Ridistribuire ricavi internazionali nelle leghe minori e inserire indice liquidità”

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Il presidente dell’AIC rilancia il dibattito sul calcio sostenibile: “Non possiamo concentrare ricchezza solo nelle competizioni internazionali”

Il presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, Umberto Calcagno, è tornato a parlare del futuro del calcio italiano, lanciando un appello dalle colonne di Tuttosport. Al centro del suo intervento, la necessità di ridare equilibrio economico al sistema e rilanciare la Serie B e soprattutto la Serie C, categorie che rischiano di essere le prime vittime della nuova geografia calcistica imposta dalle grandi competizioni internazionali.

“La vera questione è legata alla creazione e all’ampliamento di nuove competizioni internazionali, che spostano la ricchezza lontano dai campionati nazionali”, ha spiegato Calcagno. “Dobbiamo anche porci il problema di come redistribuire i proventi che generano. Bisogna assicurare una fetta di queste maggiori risorse anche a chi non partecipa”.

Un richiamo, quello del numero uno dell’AIC, che va oltre le logiche di vertice: il rischio, secondo Calcagno, è quello di svuotare il movimento interno, impoverendo le realtà che costituiscono la base del calcio professionistico.

“Dobbiamo rivitalizzare il mercato interno verso la Serie B e la Serie C. Oggi spendiamo soprattutto all’estero, e questo frena la crescita del sistema. Un riequilibrio in questo senso avrebbe un impatto molto più concreto di una nuova legge Melandri”, ha aggiunto il presidente.

Calcagno ha poi difeso l’operato delle leghe minori, respingendo l’accusa di immobilismo e sottolineando i passi avanti fatti in termini di controlli finanziari.

“Non vedo immobilismo. Sono state fatte cose importanti: dal prossimo anno in Serie B e in Serie C avremo l’indice di liquidità come criterio di ammissione ai campionati. In C non si è potuto introdurre in estate per ragioni tecniche, ma il percorso è tracciato e c’è grande condivisione tra le parti”.

Una misura che punta a premiare le società virtuose e a prevenire i soliti casi di fallimenti e penalizzazioni a stagione in corso.

Grammatica e il tema delle seconde squadre: “Meglio un campionato Under 23”

Sul dibattito riguardante le seconde squadre, tema sempre più caldo dopo l’ingresso di Juventus Next Gen, Atalanta U23 e Inter Under 23 in Serie C, si è espresso anche Andrea Grammatica, dirigente sportivo ed esperto di calcio giovanile.

“Sono un sostenitore del campionato solo Under 23, con annate miste per aumentare la competitività e la crescita. Così si salverebbe il campanilismo della Serie C e si darebbe alla Serie A la possibilità di far crescere i propri giovani in un campionato ‘cuscinetto’. La Primavera non basta: lì si gioca per pari età, ma serve una lega unica Under 23”.

Grammatica ha poi puntato il dito contro un sistema che, secondo lui, favorisce le valorizzazioni dalle squadre di Serie A a discapito dei talenti di proprietà dei club minori:

“È paradossale che un giovane venga preferito solo perché arriva in prestito gratuito da una squadra di A. Se non posso permettermi di pagare il minimo federale a un ragazzo del mio vivaio, vuol dire che ho difficoltà economiche a reggere la stagione. Così, però, si blocca l’opportunità di crescita dei nostri giovani”.