Sequestro di beni al tiktoker Angelo Napolitano

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Telefonini di ultima generazione venduti “in nero” a prezzi stracciati, ma solo in cambio di contanti. È questo il cuore della maxi indagine condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, che ha portato al sequestro di beni mobili e immobili per un valore complessivo di 5.740.561 euro nei confronti della società Am Distribution Srl e del suo amministratore Angelo Napolitano, 47 anni.

Secondo quanto accertato dagli investigatori, l’azienda – con sedi a Casalnuovo e a Napoli e nota al grande pubblico come “Napolitano Store” – avrebbe messo in piedi un articolato sistema di frode fiscale basato su false fatture e su rapporti con società “cartiere”, prive di reale operatività e inadempienti agli obblighi tributari.

Lo schema della frode

Attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti e la sistematica evasione dell’Iva, la società avrebbe potuto immettere sul mercato smartphone ed elettrodomestici a prezzi nettamente inferiori a quelli di listino, purché i clienti pagassero in contanti. Una pratica che, secondo gli inquirenti, ha garantito al gruppo un’esponenziale e anomala crescita del fatturato: dai 2,2 milioni di euro del 2017 ai 20,8 milioni del 2023.

A finire sotto sequestro, su disposizione del Gip di Nola, sono stati un immobile situato nel quartiere Gianturco di Napoli, uno yacht di 16,5 metri intestato fittiziamente a terzi e altri beni riconducibili all’imprenditore.

Tra social, politica e televisione

La figura di Angelo Napolitano non era sconosciuta all’opinione pubblica. Lo scorso 8 agosto aveva fatto discutere un video social girato insieme alla tiktoker Rita De Crescenzo all’interno del Consiglio Regionale della Campania, nell’ufficio del consigliere Pasquale Di Fenza (poi espulso da “Azione”), dove i due cantavano l’inno nazionale sventolando il tricolore.

Non solo: il 19 febbraio 2025, quando le indagini erano già in corso, “Striscia la Notizia” aveva mandato in onda un servizio dedicato proprio alla Am Distribution Srl, segnalando l’esistenza di un “doppio listino prezzi”: uno più basso per chi pagava in contanti, l’altro per chi utilizzava metodi di pagamento tracciabili.

Le indagini in corso

L’inchiesta della Procura di Nola continua per chiarire l’intera portata della frode e individuare eventuali complicità. L’accusa per Napolitano e la società è di frode all’Iva ed emissione di fatture false, un meccanismo che avrebbe permesso di accumulare ingenti profitti in violazione delle norme fiscali.

Il sequestro dei beni rappresenta solo il primo passo di un procedimento che si preannuncia lungo e complesso.