Sentenza che apre il varco a tanti ricorsi: vince il precario sessantenne

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Una vita da precario, praticamente il titolo per la prossima canzone di Ligabue, con il lieto fine però. I contratti a termine reiterati negli anni per un impiegato di segreteria scolastica fanno scattare il risarcimento danni e gli scatti stipendiali ai fini retributivi e contributivi. Non può esserci discriminazione tra un impiegato amministrativo precario e uno di ruolo. A stabilirlo una sentenza del giudice del lavoro di Salerno. Il Ministero dell’Istruzione è condannato a risarcire oltre 10 mila euro a un assistente amministrativo che dal 2001 ha continuato a lavorare da precario nelle scuole di mezza provincia. Il Miur è condannato anche a corrispondere le differenze stipendiali. Accertata dal giudice Caterina Petrosino «la violazione del principio di non discriminazione previsto dalla clausola 4 dell’Accordo Quadro Europeo».  La sentenza del 23 gennaio emessa dalla sezione lavoro del Tribunale di Salerno a favore di un addetto di segreteria 60enne di Salerno apre spiragli importanti per i gli operatori amministrativi ancora non assunti. Il giudice del lavoro di Salerno ha accolto il ricorso presentato dall’assistente di segreteria difeso dal legale Salvatore Crisci. Accertata non solo «l’illegittimità della successione dei contratti a termine» che fa scattare la condanna del Miur a risarcire circa 10 mila euro. Ma il giudice del Tribunale del lavoro ha accertato altresì «la violazione del principio di non discriminazione previsto dalla clausola 4 dell’Accordo Quadro Europeo» condannando l’amministrazione al pagamento delle eventuali differenze stipendiali maturate in ragione della anzianità di servizio. L’amministrativo della segreteria che negli ultimi anni ha lavorato a Giffoni Sei Casali ha deciso di far valere i suoi diritti in tribunale e alla fine ha ottenuto la sentenza che sperava e voleva.