A Nocera Inferiore parte ufficialmente una nuova tranche di tirocini di inclusione sociale destinati ai percettori del Reddito di Cittadinanza. Con la determina pubblicata dall’Ambito Territoriale S01_1, il Comune ha disposto la liquidazione di oltre 16 mila euro per i mesi di aprile e maggio 2025, a beneficio di 40 cittadini coinvolti nei percorsi previsti dal Piano Locale contro la Povertà – annualità 2022.L’indennità? 500 euro al mese per un impegno di 25 ore settimanali, (5 euro all’ora) con percorsi formativi della durata di sei mesi, prorogabili fino a un anno. Un progetto che nasce da normative regionali e nazionali, nell’ambito della quota servizi del Fondo Povertà, con il supporto operativo di Mestieri Campania, soggetto promotore incaricato.
Una misura sociale, ma con quali prospettive.L’intento, sulla carta, è chiaro: offrire opportunità di attivazione, responsabilizzazione e inclusione a chi si trova in una condizione di fragilità economica e sociale. I beneficiari, selezionati tramite graduatoria, hanno firmato un progetto formativo individuale e sono stati inseriti in attività utili, sotto la guida di enti ospitanti e del tutoraggio previsto.Fin qui, tutto liscio. Ma il punto è un altro: queste misure riescono davvero a trasformare l’assistenza in autonomia? Oppure rischiano di fermarsi a un sostegno temporaneo, senza un reale ponte verso il lavoro stabile?Sono domande legittime, soprattutto considerando che l’investimento complessivo per ogni singolo tirocinante – 6.000 euro in dodici mesi – rappresenta un costo pubblico significativo. La sfida, quindi, non è solo gestire correttamente le risorse, ma misurarne l’impatto reale. A distanza di mesi, quanti ex tirocinanti trovano un’occupazione? Qual è il tasso di reinserimento concreto?Non c’è dubbio che esperienze come questa possano rappresentare un’occasione preziosa per molti beneficiari: un primo contatto con la dimensione lavorativa, una struttura di impegni, un riconoscimento economico.
Ma senza un sistema solido di transizione al lavoro: formazione mirata, incentivi all’assunzione, supporto all’autoimprenditorialità; l’inclusione rischia di essere solo temporanea.In un contesto complesso come quello dell’ex Reddito di Cittadinanza, oggi parzialmente riformulato come Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL), queste iniziative restano uno strumento utile, ma non sufficiente.L’apparato amministrativo, in questo caso, ha funzionato: determine, registri, presenze, buste paga. Tutto in regola, tutto pubblico.
Ma la macchina da sola non basta. Serve visione. Serve il coraggio di chiedersi non solo quanto spendiamo, ma per cosa. E soprattutto: quale sarà il “dopo” per questi 40 cittadini?Perché il vero obiettivo non è liquidare indennità. È costruire percorsi di autonomia, dignità e cittadinanza attiva. Il rischio – silenzioso ma reale – è che, conclusi i sei o dodici mesi, si ritorni al punto di partenza. Con meno illusioni e senza una reale alternativa.

