Scuolabus, si parte. Ma è una gara al ribasso quella per portare i bambini a scuola?

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Il Comune di Nocera Inferiore ha dato il via alla procedura di gara per l’affidamento del trasporto scolastico destinato agli alunni delle scuole primarie per l’anno 2025/2026. Un appalto dal valore presunto di 170mila euro, Iva esclusa. Fin qui, tutto nella norma. Ma la domanda è: il servizio sarà davvero all’altezza di un compito così delicato?

Sulla carta, l’iniziativa è ineccepibile: si punta alla trasparenza, alla concorrenza e all’efficienza, seguendo le regole del nuovo Codice dei Contratti Pubblici (D.lgs. 36/2023). Il bando sarà gestito tramite la Centrale Unica di Committenza, che mette insieme Nocera, Angri, Mercato San Severino, Castel San Giorgio e Pagani. Un’unione di intenti, certo, ma anche un meccanismo che rischia di allontanare il controllo dal territorio.La procedura è “aperta”, chiunque può partecipare, purché abilitato alla categoria “trasporto persone”.

Il criterio di aggiudicazione? Il minor prezzo. Una scelta discutibile, soprattutto quando parliamo di bambini. Possibile che, nel 2025, si continui a trattare il trasporto scolastico come un banale servizio a chiamata, da assegnare al ribasso, senza nemmeno un accenno alla qualità reale del servizio?Nessuna suddivisione in lotti, nessun vantaggio competitivo per le piccole realtà locali. Il Comune motiva così: un frazionamento dell’appalto non garantirebbe prestazioni adeguate. Ma è davvero così, o è solo più comodo assegnare tutto a un unico operatore e chiudere la pratica?Intanto, i numeri parlano chiaro: sei mezzi da 30 posti, divisi tra sei zone cittadine (due centrali e quattro periferiche).

I percorsi saranno flessibili, ma a definire tempi e modalità sarà solo l’azienda aggiudicataria. E se qualcosa dovesse andare storto? Il bando non chiarisce come verrà monitorata la qualità del servizio, né quali sanzioni scatteranno in caso di disservizi.A rendere tutto più complicato, anche l’obbligo per i partecipanti di dimostrare un fatturato triplo rispetto alla base d’asta. Una barriera d’ingresso che, di fatto, taglia fuori le micro-imprese locali, favorendo grandi società, magari non proprio radicate sul territorio.La gara, insomma, si muove entro i confini della legalità. Ma resta il dubbio: è questa la via migliore per garantire sicurezza, puntualità e dignità a un servizio che riguarda i più piccoli? O stiamo parlando dell’ennesima corsa a chi offre meno, senza preoccuparsi di chi, ogni mattina, salirà su quegli scuolabus?Per ora c’è solo un bando. Le offerte arriveranno. Ma la vera sfida comincia dopo: vigilare affinché, dietro i numeri, non vengano dimenticate le persone.