In questi giorni stiamo seguendo con grande attenzione (e un po’ di apprensione) il dibattito sulle misure da adottare per l’avvio del prossimo anno scolastico, soprattutto per quanto attiene agli spazi da destinare alla didattica ed al loro corretto utilizzo.

Sono state messe in campo le ipotesi e le misure più disparate, dai parafiato alle tensostrutture, dalle visierine alle mascherine, dalle lezioni in cortile ai doppi turni.

Quello che tuttavia si è riuscito a capire è che, alla fine della fiera, tutto si ridurrà a tre semplici variabili:

1) tempi (intesi come tempo scuola e organizzazione oraria)

2) spazi (aule/ambienti a disposizione e loro dimensioni)

3) organici e classi rispetto agli spazi (da quanti studenti sono formate le classi e quanto sono grandi le aule).

Tutti gli addetti ai lavori sono, tuttavia, preoccupati per l’avvio del prossimo anno scolastico, ma tali angosce riguardano anche i genitori che, ad oggi, non conoscono ancora con quali modalità’ e forme i loro figli rientreranno tra i banchi di scuola.

Salvo che gli Enti locali non procurino nuovi ambienti in cui fare scuola (idonei a contenere le classi così come autorizzate in organico dai rispettivi Ambiti territoriali, visto che, nessuno dispone di organici che consentano la necessaria flessibilità in termini di ore eccedenti per doppi turni o rimodulazione del tempo scuola), in questi casi, non vi sarà alternativa possibile all’attivazione della didattica a distanza.

Stabilire di ridurre unilateralmente il monte ore delle discipline, ancorché illegittimo, inficerebbe la validità dell’anno scolastico.

Il timore delle sicure proteste da parte delle famiglie e tutto il resto è condivisibile, ma ci si può soltanto augurare che non vi sia una seconda ondata di contagi da Covid-19 in autunno/inverno.

Al primo caso di positività accertato l’intero istituto, probabilmente, andrebbe in blocco, e… tanti saluti!

In tutto questo marasma generale, la cosa che maggiormente si spera possa far riflettere  il Ministro della pubblica istruzione è che l’esperimento della didattica a distanza deve essere inteso solo come una soluzione adottata in virtù dell’eccezionalità di un momento, ma non può e non dovrà mai essere la regola, poiché non serve un computer per far illuminare gli occhi di un bambino, non serve la LIM, non serve il CODING, non serve il POF, il PTOF, il RAV, serve soltanto quel bambino, quella piccola anima desiderosa di aprirsi al mondo, una stanza e un insegnante tutto per loro.

PROF. ANTONIO NAPODANO

© RIPRODUZIONE RISERVATA MN24