Ad un anno dal lockdown nazionale, le famiglie italiane scendono in campo.
Nonostante i ritardi nelle vaccinazioni, nonostante l’economia ormai in ginocchio, sembra che l’unico problema realmente sentito sia il rientro in presenza dei nostri giovani tra le mura scolastiche.
Il movimento “Rete Nazionale Scuola in Presenza” ha annunciato per i giorni 26, 27 e 28 marzo una serie di presìdi in varie regioni d’Italia (in 36 città della penisola) per ribadire a chiare e forti lettere la richiesta di riapertura immediata e in sicurezza delle scuole di ogni ordine e grado.
Le richieste
La Rete chiede alle Istituzioni di:
- Riconoscere che l’istruzione è un diritto fondamentale ed essenziale che deve pertanto rimanere svincolato dall’automatismo delle “zone a colori”. Le Istituzioni si devono adoperare per mettere in atto rapidamente tutte le misure necessarie allo svolgimento delle lezioni in sicurezza e in presenza per ogni ordine e grado di istruzione. La scuola deve essere l’ultimo luogo a chiudere in caso di picco di contagi, non il primo. Non si possono avere centri commerciali aperti e scuole chiuse.
- Rigettare l’uso prolungato e indiscriminato della Didattica a Distanza come strumento di insegnamento in quanto inefficace, svilente per gli insegnanti, discriminatorio per gli studenti provenienti da famiglie fragili e lesivo nei confronti degli alunni con disabilità o difficoltà di apprendimento.
- Ricordare che la tutela della salute della comunità non si esaurisce nella battaglia al Covid-19, ma deve necessariamente includere la difesa della salute psicofisica, oggi gravemente minacciata in bambini e adolescenti.
A Napoli

Domenica 28 marzo alle ore 11:30, sotto la Sede della Regione Campania a Napoli presso Palazzo Santa Lucia (Via Santa Lucia, 81), si darà il via alla seconda Manifestazione Nazionale della Rete Nazionale “Scuole in presenza” di cui l’Associazione Scuole Aperte Campania fa parte.
I danni sui più giovani
Una ricerca, pubblicata sul Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, ha portato conclusioni piuttosto allarmanti sugli effetti dell’isolamento per il coronavirus per bambini e adolescenti: pare sia cresciuta la diffusione dei disturbi comportamentali e della sfera emotiva.
Tale argomentazione è stata avvalorata anche dal dott. Lino Nobili, a capo del dipartimento di neuropsichiatria infantile del Istituto Giannina Gaslini di Genova.
“Gli studenti, e le loro famiglie, stanno ancora una volta pagando un prezzo altissimo, sia in termini di istruzione negata, sia per il danno psicologico e sociale causato dall’uso prolungato della Didattica a Distanza e dell’obbligo innaturale all’isolamento”.
Forse questo lockdown forzato ha solo portato alla luce (o sotto una luce diversa) delle problematiche già parte della nostra società? “Ai posteri l’ardua sentenza”.
Qui l’indagine svolta da Save the children:
Qui l’articolo “Mental Health in High School Students at the Time of COVID-19: A Student’s Perspective” :
Antonietta Della Femina

