Scuola: Governo commissaria Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna

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Giorgia Meloni scuola

Il Consiglio dei Ministri ha deciso di commissariare quattro Regioni guidate dal centrosinistra – Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna – per il mancato adeguamento dei piani di dimensionamento della rete scolastica per l’anno 2026/2027. La misura, adottata il 10 gennaio 2026, è destinata a scatenare un duro scontro politico e amministrativo: da un lato il Governo che parla di «riforme Pnrr indispensabili per non perdere fondi europei», dall’altro le Regioni che denunciano «tagli lineari, scelte burocratiche e rischio smantellamento della scuola nelle aree interne».

Cos’è il dimensionamento scolastico e perché è diventato un caso nazionale

Il dimensionamento della rete scolastica è l’insieme di regole che stabiliscono quanti alunni devono esserci in una scuola o in un plesso per mantenere l’autonomia scolastica (dirigente scolastico, organico stabile, segreteria propria). Quando il numero di iscritti scende sotto determinate soglie, scatta l’accorpamento: più plessi vengono riuniti sotto un unico dirigente, spesso con chiusura di sedi distaccate o ridimensionamento di istituti.

Il Governo (decreto ministeriale del precedente esecutivo Conte-bis, poi confermato e reso vincolante dal Pnrr) impone parametri nazionali rigidi:

  • Scuole primarie e secondarie di primo grado: almeno 500 alunni per mantenere l’autonomia (con deroghe per zone montane/disagiate)
  • Scuole secondarie di secondo grado: almeno 400-600 alunni a seconda del tipo di indirizzo

Le Regioni devono approvare entro scadenze precise i piani regionali di dimensionamento, altrimenti il Ministero può commissariare e imporre il proprio piano.

Le quattro Regioni commissariate: date, proroghe e scontro frontale

Dopo due proroghe concesse dal Governo (prima al 30 novembre, poi al 18 dicembre 2025), nessuna delle quattro Regioni ha trasmesso un piano ritenuto conforme. Il Consiglio dei Ministri ha quindi nominato commissari ad acta per approvare d’imperio i piani ministeriali.

  • Toscana (presidente Eugenio Giani – Pd): ha contestato i parametri nazionali sostenendo che avrebbero penalizzato le scuole montane e collinari dell’Appennino e dell’entroterra senese e grossetano.
  • Emilia-Romagna (presidente Stefano Bonaccini – Pd): ha difeso la propria proposta di mantenere più autonomie nelle aree appenniniche e nelle piccole valli, denunciando il rischio di desertificazione scolastica.
  • Umbria (presidente Stefania Proietti – Pd): ha parlato apertamente di «tagli ulteriori alle autonomie scolastiche nelle aree interne, dove tagliare la scuola significa togliere un pezzo di comunità».
  • Sardegna (presidente Alessandra Todde – M5S): ha sospeso gli accorpamenti previsti, definendoli «assolutamente inopportuni» per la realtà geografica e sociale dell’isola. «La scuola sarda merita rispetto e risorse, non risparmi e tagli burocratici», ha dichiarato la presidente.

La posizione del Governo: «Rischio perdita fondi Pnrr»

Dal Ministero dell’Istruzione e del Merito fanno sapere:

«Il dimensionamento rientra tra le riforme previste dal Pnrr, definite dal precedente governo, con l’obiettivo di adeguare la rete scolastica alla popolazione studentesca su base regionale. Il mancato rispetto di questo adempimento mette a rischio le risorse già erogate all’Italia».

In pratica: se le Regioni non adeguano la rete, l’Italia rischia di non rispettare uno dei milestone europei, con possibile restituzione di quote del Pnrr già incassate.

Le Regioni: «Non sono tagli, sono scelte sbagliate»

Le quattro presidenti hanno risposto con toni molto duri, parlando di «scelta sbagliata», «tagli lineari», «mancanza di rispetto per le peculiarità territoriali» e «pericolo desertificazione scolastica nelle aree interne».

Stefania Proietti (Umbria):

«Ci siamo opposti a tagli ulteriori delle autonomie scolastiche nelle cosiddette aree interne, dove tagliare la scuola significa togliere un pezzo di comunità. Abbiamo contestato nel merito i numeri. Non si possono tagliare le autonomie scolastiche, così si insiste su situazioni già deboli a livello di popolazione e si alimenta un senso di sfiducia».

Alessandra Todde (Sardegna):

«La Sardegna non sarà la regione con l’indice di dispersione scolastica tra i più alti d’Italia e le nostre aree interne meritano rispetto e dignità. Faremo tutto ciò che è in nostro potere per continuare a tutelare il diritto all’istruzione nella nostra Isola».

Cosa succede ora: commissari, ricorsi e possibili effetti sulla scuola 2026/27

I commissari ad acta nominato dal Governo avranno 60 giorni per approvare i piani regionali. Le Regioni possono ancora ricorrere al Tar o alla Corte Costituzionale (che in passato ha già dato ragione al Governo in tre sentenze sul dimensionamento).

Le conseguenze pratiche arriveranno dall’anno scolastico 2026/2027:

  • possibile chiusura di plessi o accorpamenti forzati
  • riduzione del numero di dirigenti scolastici e segreterie
  • spostamenti di alunni su plessi più lontani (soprattutto nelle zone montane e interne)

Il caso rischia di diventare uno dei temi caldi della politica scolastica 2026, con possibili ricadute elettorali nelle quattro Regioni coinvolte.