Scontri a Torino per lo sgombero di Askatasuna: gli Antagonisti massacrano un poliziotto

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Scontri a Torino per lo sgombero di Askatasuna: gli Antagonisti massacrano un poliziotto. Le strade di Torino si sono trasformate in un campo di battaglia. Quello che doveva essere un corteo di solidarietà per il centro sociale Askatasuna, sgomberato poco più di un mese prima, è degenerato in ore di violenza urbana che non si vedevano da anni nel capoluogo piemontese. Al centro di questa cronaca drammatica c’è l’aggressione subita dall’agente di polizia Alessandro Calista, 29 anni, del reparto mobile di Padova. Separato dai colleghi durante gli scontri, Calista è stato accerchiato da un gruppo di incappucciati vestiti di nero, che lo hanno pestato con calci, pugni e persino colpi di martello.

«Mi sono ritrovato da solo tra gli incappucciati, non so quanti fossero ma erano tanti, sono finito per terra, ho perso il casco mentre mi prendevano a calci», ha raccontato Calista dalla barella dell’ospedale Molinette, come riportato da Repubblica. L’agente, sposato e padre di un figlio piccolo, ha riportato contusioni multiple e una ferita alla coscia sinistra, suturata in pronto soccorso. Solo l’intervento tempestivo di un collega, che lo ha protetto con lo scudo, ha evitato conseguenze peggiori. Dal letto d’ospedale, Calista ha risposto alle chiamate del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del capo della polizia Vittorio Pisani, rassicurando tutti: «Sto bene e vi ringrazio per la vicinanza, ho fatto solo il mio dovere». Prima di crollare per lo shock, ha chiesto di parlare con la moglie, pensando al bambino che lo attendeva a casa.

Questo episodio non è isolato, ma il culmine di una giornata di caos che ha visto circa 20.000 manifestanti sfilare per le vie della città, con un “blocco nero” di circa 700 antagonisti che ha scatenato la guerriglia. Bombe carta, fuochi d’artificio sparati ad altezza d’uomo, sassi e persino martellate contro vetrine bancarie hanno trasformato corso Regina Margherita in una zona di guerra. Un furgone della polizia è andato a fuoco a soli 30 metri dall’ex sede di Askatasuna, mentre gli agenti rispondevano con lacrimogeni e idranti. Gli scontri sono durati due ore, lasciando sul terreno decine di feriti: 31 tra le forze dell’ordine, secondo fonti ufficiali, e diversi tra i manifestanti. In serata, il sindaco Stefano Lo Russo, il governatore Alberto Cirio e il ministro Paolo Zangrillo si sono recati in ospedale per esprimere solidarietà ai poliziotti feriti.

Il Contesto: La Storia di Askatasuna, Simbolo di Resistenza e Conflitto

Per comprendere la portata di questi eventi, è essenziale ripercorrere la storia del centro sociale Askatasuna, un nome che in basco significa “libertà”. Nato nel 1996 dall’occupazione di un edificio abbandonato in corso Regina Margherita 47, nel quartiere Borgo Vanchiglia, Askatasuna si è imposto come uno dei principali poli dell’Autonomia Contropotere in Italia. L’edificio, costruito nel 1880 e di proprietà comunale dal 1981, era stato lasciato in disuso fino all’occupazione da parte di una sessantina di autonomi. Da allora, il centro ha ospitato attività culturali, sociali e politiche: concerti, dibattiti, supporto a migranti e lotte contro il capitalismo e il riarmo.

Tuttavia, Askatasuna è stato anche al centro di controversie. Accusato di essere un covo di antagonisti violenti, è stato coinvolto in indagini per disordini, vandalismi e persino legami con finanziamenti sospetti. Nel gennaio 2024, un accordo con il Comune di Torino aveva avviato un processo di legalizzazione, riconoscendo l’edificio come “bene comune” e limitando l’uso al piano terra, con i piani superiori dichiarati inagibili. Ma questo patto è stato violato: durante perquisizioni legate a vandalismi contro la redazione de La Stampa e le Officine Grandi Riparazioni, la polizia ha trovato persone dormire ai piani superiori.

Lo sgombero è arrivato all’alba del 18 dicembre 2025, ordinato dal Ministero dell’Interno. Decine di blindati e agenti in assetto antisommossa hanno circondato lo stabile, ponendo fine a quasi trent’anni di occupazione. Per gli attivisti, si tratta di un attacco al dissenso e agli spazi di aggregazione dal basso; per il governo Meloni, è un passo verso la normalizzazione e contro l’illegalità. Lo sgombero ha innescato proteste immediate, culminate nel corteo del 31 gennaio 2026, bollino rosso per l’ordine pubblico.

Askatasuna non è un caso isolato. In Italia, i centri sociali rappresentano un’eredità degli anni ’70, quando l’autonomia operaia e l’antagonismo si radicarono in spazi occupati per contrastare il sistema capitalista. Da Milano a Roma, queste realtà hanno alternato attività sociali a scontri con le istituzioni. Dopo lo sgombero, gli attivisti di Askatasuna hanno contribuito all’occupazione dell’ex ITIS Baldracco, segnalando che la resistenza continua.

Il Corteo: Da Manifestazione Pacifica a Guerriglia Urbana

Il corteo del 31 gennaio ha visto convergere a Torino migliaia di persone da tutta Italia, inclusi gruppi da altri centri sociali. In testa, un “serpentone” di manifestanti su monopattini, seguiti da un blocco nero equipaggiato con giubbotti impermeabili, mascherine, collirio e passamontagna – oggetti trovati durante controlli preventivi. Non solo italiani: fermati francesi e attivisti da altri Paesi europei, a testimonianza di un network internazionale antagonista.

La tensione è esplosa vicino al Campus Einaudi e all’ex sede di Askatasuna. I black bloc hanno assaltato le forze dell’ordine con un arsenale improvvisato: pietre, fuochi d’artificio sparati con tubi per aumentarne la gittata, bombe carta, chiavi inglesi e scudi medievali con simboli anarchici come la stella rossa con saetta nera. In risposta, la polizia ha usato idranti e lacrimogeni, evitando lo scontro diretto ma non potendo prevenire tutti gli assalti. Cassonetti incendiati, vetrine della banca Crédit Agricole martellate e un blindato dato alle fiamme hanno creato scene apocalittiche.

Tra i feriti, oltre a Calista, altri cinque colleghi ricoverati. Gli antagonisti si sono poi dispersi nella movida torinese, abbandonando vestiti neri nelle traverse – un tactic per sfuggire all’identificazione. La Questura ha idee chiare sugli organizzatori, ma mancano dettagli anagrafici.

Chi Sono gli Antagonisti del Blocco Nero: Tattiche e Storia

Il “blocco nero” non è un’organizzazione formale, ma una tattica di protesta nata negli anni ’80 in Germania e diffusa in Occidente. I partecipanti indossano abiti neri, passamontagna e caschi per anonimato, formando gruppi di affinità che agiscono in modo coordinato ma autonomo. L’obiettivo: “distruggere il sistema” attraverso azioni dirette contro simboli del potere, come banche e forze dell’ordine. L’acronimo “ACAB” (All Cops Are Bastards) riassume l’ostilità verso le istituzioni repressive.

In Italia, i black bloc sono emersi con forza al G8 di Genova nel 2001, dove causarono devastazioni e scontri fatali, come la morte di Carlo Giuliani. Da allora, sono apparsi in eventi come l’Expo di Milano 2015 (50 auto bruciate, 30 negozi devastati) e le proteste No Expo. Le tattiche includono infiltrazione in cortei pacifici, uso di fumogeni per “vestizione” (cambio d’abito), e attacchi rapidi con molotov, spranghe e martelli. Non sempre “stranieri”, come suggerito da alcuni: misti tra italiani e internazionali, si formano “alla bisogna” e si sciolgono senza tracce.

Veterani da conflitti come la Siria o fanatici ideologici alzano il livello: caschi, maschere antigas, scudi per resistere a idranti. Per gli anarchici, è “autodifesa” contro la repressione; per le autorità, terrorismo urbano.

Reazioni Politiche: Condanne Trasversali e Accuse Incrociate

Le immagini dell’aggressione a Calista hanno scatenato reazioni immediate. La premier Giorgia Meloni ha definito gli antagonisti “nemici dello Stato”: «Questo non è dissenso. Colpito lo Stato». Ha invocato la magistratura: «Faccia la sua parte, senza sconti». Il ministro Piantedosi ha attaccato la “sinistra ipocrita” per coperture politiche, promettendo di sconfiggere l’eversione antagonista. Il Presidente Mattarella ha telefonato a Piantedosi per esprimere solidarietà agli agenti.

Condanne anche dall’opposizione: Giuseppe Conte (M5S) e Elly Schlein (PD) hanno parlato di “fatti inqualificabili”. Guido Crosetto (Difesa) ha postato il video choc: «Si comportano da terroristi». Matteo Salvini ha invocato carcere senza sconti.

Queste reazioni riflettono un consenso trasversale contro la violenza, ma anche divisioni: il governo accusa la sinistra di tolleranza verso i centri sociali, mentre gli attivisti vedono lo sgombero come repressione del dissenso.

Implicazioni per la Democrazia e la Libertà di Protesta

Gli eventi di Torino pongono interrogativi profondi. I centri sociali come Askatasuna sono spazi di libertà o covi di violenza? Per i sostenitori, rappresentano resistenza contro ingiustizie sociali, corruzione e guerre. Per i critici, sono occupazioni illegali che fomentano eversione.

La tattica black bloc, pur proclamata “non violenta” da alcuni, genera danni e feriti, alienando l’opinione pubblica. In un’era di polarizzazione, questi scontri rischiano di erodere la fiducia nelle istituzioni e limitare il diritto di protesta. Il governo Meloni ha intensificato gli sgomberi – Piantedosi vanta l’azzeramento di nuovi presidi illegali – puntando a una strategia nazionale contro l’antagonismo.

Tuttavia, criminalizzare tutto il movimento ignora le radici: disoccupazione giovanile, crisi abitativa, opposizione al riarmo. La Gen Z, eterogenea, esprime malcontento attraverso queste forme, ma rischia di isolarsi.

Verso un Futuro Incerto

Lo sgombero di Askatasuna e gli scontri di Torino segnano un capitolo buio nella storia delle proteste italiane. L’aggressione a Calista simboleggia il prezzo pagato dalle forze dell’ordine, ma anche la frattura sociale. Mentre gli attivisti promettono “risposte adeguate”, le istituzioni rafforzano la repressione. Solo un dialogo che bilanci sicurezza e libertà potrà prevenire future guerriglie. Altrimenti, le strade di Torino potrebbero non essere l’ultimo campo di battaglia.