Scommesse illegali: il modus operandi dei Contaldo

0
728

Una struttura «radicata» e dalle modalità «maniacali», capace di espandersi anche fuori dalla Regione Campania. In questi termini il gip Pietro Indinnimeo descrive le attività del “sodalizio criminale” che faceva riferimento ad Antonio Contaldo, «l’odontotecnico senza laurea» che dalla sua «casa di vetro» in via Malet, gestiva quel giro d’affari che il procuratore capo di Salerno, Corrado Lembo, ha quantificato in «migliaia di euro al giorno». Con i soldi, tanti, trasferiti su conti esteri non tracciabili attraverso il sistema di postepay. E’ lui il protagonista dell’operazione “Jamm Jamm”, condotta dalla Dda di Salerno, con il supporto materiale della Guardia di Finanza. Nel ruolo di “promotore”, Contaldo avrebbe messo insieme un numero di uomini necessario alla formazione, manutenzione e diffusione delle piattaforme legate al gioco d’azzardo. «La legge si deve sfiorare senza problemi – diceva dall’ascolto di un’intercettazione – si possono fare imbrogli ma l’importante è che non succeda niente, non li arrestano e se pure dovesse capitare dopo pochi giorni ritornano a casa». E’ così che spiegava ad uno dei suoi amici la possibilità di influenzare le giocate sui tavoli, facendo contestualmente diminuire la possibilità di vincere. La sua era una gestione “familiare”, con figli, parenti e amici attenzionati dalla magistratura, ma capace di avvalersi anche del supporto di altre organizzazioni in odor di camorra o esperti nel settore delle scommesse clandestine. E’ il caso di “Don Luigi”, identificato come Luigi Bartolo, che diventa il riferimento di Contaldo per espandere la propria attività anche in Calabria. “Soci calabresi”, ai quali sarebbero state destinate provvigioni dell’85%. «Noi, dove andiamo noi senza offesa, è quello che comanda la ndrangheta, stai parlando del capo, tu, se lo vedi, Don Luigi, persona molto fine, come noi, compagniello». Così parlava, poco prima di un viaggio proprio in terra calabra. Conosciuto con l’alias di “O’ caccaviello”, Contaldo non era certo tenero con i suoi soci, ai quali imponeva la sua veduta in termini finanziari. Come per l’acquisto delle quote del bar Jamm-Jamm a San Valentino Torio, finito sotto sequestro, ma ricordato come un locale all’avanguardia. Qui la procura contesta a Contaldo e figli il reato di estorsione a danno dell’ex proprietario, subentrato poi come socio. Estromessi dalla gestione e – pare – anche minacciati: «Tu nel locale non sei nessuna – disse alla moglie del titolare – non comandi niente, domani te la vedi con mio fratello».

Utili ai fini investigativi anche le dichiarazioni del pentito Sandro Contaldo, alias “Sandrin o pazz”. La scalata dell’odontotecnico nel mondo delle scommesse online è imponente, sottolineano gli investigatori, grazie alla copia di una piattaforma già consolidata, “Dollaro”, dalla quale l’uomo perfezionò grafica e giocabilità. Dietro di lui, il supporto di Antonio e Luigi Tancredi, che il pm dell’Antimafia Giancarlo Russo ritiene vicini alla camorra lucana. Il loro è un “patto” finalizzato alla pubblicazione di quella piattaforma, insieme alla diffusione di banner pubblicitari. Le indagini hanno appurato le intenzioni del “medico dentista” di allargare la propria attività, tentando di coinvolgere negli affari altri personaggi legati al settore delle scommesse e dei giochi online. Memorabile il contenuto di un’intercettazione ambientale legata ad uno degli indagati coinvolti da Contaldo: «In Montenegro ho dei contatti per tutti gli appoggi che vuoi. Sono 4 famiglie che comandano tutto il Montenegro». Gli interrogatori delle persone ristrette in carcere e ai domiciliari cominceranno la prossima settimana.

Nicola Sorrentino