Scioperi: il 2026 comincia con i freni tirati

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Scioperi: il 2026 comincia con i freni tirati

Scioperi: il 2026 comincia con i freni tirati

Il 2026 non si apre con il rumore dei brindisi, ma con quello secco dei freni. I primi giorni dell’anno raccontano già una storia chiara: gli scioperi tornano al centro della scena e lo fanno nel modo più sensibile possibile, colpendo i trasporti. Treni, aerei, autobus, taxi. Muoversi diventa improvvisamente una variabile, non una certezza. E dietro ogni annuncio di stop c’è qualcosa che va oltre la semplice protesta: c’è un equilibrio che non regge più.

Il calendario è fitto, le date si accavallano, i disagi si sommano. Ma ridurre tutto a una sequenza di astensioni dal lavoro sarebbe un errore. Gli scioperi che inaugurano il 2026 sono il prologo di una tensione più profonda, maturata in silenzio durante un 2025 che ha già battuto record difficili da ignorare.

Scioperi e trasporti: l’8 gennaio come avvertimento

Il primo segnale arriva l’8 gennaio, quasi in sordina, ma solo in apparenza. A Napoli il trasporto pubblico locale rischia di fermarsi per 24 ore. Il personale viaggiante Eav, divisione ferro-linee vesuviane, incrocia le braccia. Le fasce di garanzia attenuano l’impatto, ma non cancellano l’incertezza. Chi deve spostarsi lo sa: basta poco per mandare in tilt una città già fragile sul piano della mobilità.

Nello stesso giorno, a Pescara e Chieti, i lavoratori di Tua si fermano dalle 9 alle 13. A Bolzano, il personale Sasa sciopera dalle 16 alle 20. Tre territori diversi, stesso messaggio. Gli scioperi non sono un episodio isolato, sono una trama che si estende lungo la penisola.

Effetto nazionale

Questi scioperi locali anticipano ciò che accadrà subito dopo. Non sono proteste minori, ma l’anticamera di un blocco più ampio. Ogni fermata, ogni corsa cancellata, costruisce una tensione che cresce giorno dopo giorno. È la sensazione diffusa che il sistema stia andando avanti per inerzia.

Scioperi del 9 e 10 gennaio: treni e aerei nel mirino

Il cuore della tempesta arriva il 9 e il 10 gennaio. Due date che diventano rapidamente sinonimo di caos annunciato. Il trasporto aereo si ferma il 9 gennaio con una serie di scioperi nazionali che si sovrappongono. I lavoratori di Vueling Airlines scioperano dalle 10 alle 18. Quelli di EasyJet per l’intera giornata, dalla mezzanotte alle 23.59. A questi si aggiunge lo stop di Assohandlers, dalle 13 alle 17.

Negli aeroporti l’atmosfera si fa tesa. Le partenze scorrono sui tabelloni tra cancellazioni e ritardi. Chi è in coda cerca informazioni, ma le risposte cambiano di minuto in minuto. Gli scioperi, qui, non sono solo un problema logistico. Diventano una prova di resistenza collettiva.

Due giorni a rischio su tutta la rete

Come se non bastasse, agli scioperi aerei si incrociano quelli ferroviari. Il 9 e il 10 gennaio i lavoratori di Fsi e Rfi proclamano uno sciopero nazionale di 8 ore. Lo stop parte alle 21 del 9 gennaio e si conclude alle 21 del 10. Una fascia oraria che colpisce viaggiatori serali, pendolari, collegamenti a lunga percorrenza.

Le stazioni diventano luoghi sospesi. C’è chi aspetta un treno che forse non arriverà, chi cerca un’alternativa, chi rinuncia. Gli scioperi, in questo contesto, ridisegnano il tempo delle persone. Costringono a fermarsi, a riorganizzare, a fare i conti con un sistema che si inceppa proprio quando dovrebbe garantire continuità.

Scuola: il disagio che coinvolge le famiglie

Il 9 e il 10 gennaio non riguardano solo chi viaggia. Le stesse date segnano anche lo sciopero nazionale dei lavoratori del ministero dell’Istruzione e del Merito. La scuola entra nel vortice. Classi vuote, lezioni sospese, famiglie costrette a reinventare la giornata.

Gli scioperi nel comparto scolastico hanno sempre un impatto che va oltre l’istituzione. Toccare la scuola significa toccare la quotidianità di milioni di persone. E farlo nei primi giorni dell’anno amplifica la percezione di un avvio difficile, quasi irrisolto.

Scioperi dei taxi del 13 gennaio: la città che si ferma

Il calendario delle proteste non si esaurisce con treni e aerei. Il 13 gennaio tocca ai taxi. Sciopero nazionale per l’intera giornata, dalla mezzanotte alle 24, con l’Umbria unica regione esclusa. Nelle grandi città l’effetto è immediato. Corse introvabili, attese infinite, traffico che si riorganizza in modo caotico.

Gli scioperi dei taxi colpiscono un nervo scoperto. Non solo per il servizio in sé, ma per ciò che rappresenta: il rapporto tra mobilità tradizionale e nuove forme di trasporto, tra regole e concorrenza, tra diritti acquisiti e cambiamento.

Scioperi 2025: i numeri che spiegano il presente

Per capire perché il 2026 parte così, basta guardare indietro di un anno. Il 2025 ha registrato 1.482 scioperi proclamati. Di questi, 946 sono stati revocati. Restano 536 scioperi effettivi. Quarantaquattro al mese. Più di uno al giorno. I trasporti dominano la scena con 626 scioperi proclamati. Otto gli scioperi generali nell’arco dell’anno. L’ultimo, in ordine di tempo, quello proclamato dalla Cgil il 12 dicembre contro la manovra. Numeri che raccontano una tensione costante, non episodica.

Questi dati cambiano la prospettiva. Gli scioperi non sono più l’eccezione che interrompe la normalità. Sono diventati parte del paesaggio. Un rumore di fondo che accompagna la vita economica e sociale del Paese.