Scelti x Voi – Il diritto alle ginocchia sbucciate- Viola Ardone per LA STAMPA

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Mio figlio Giaime ha otto anni e infinite riserve di kilowatt, energia accumulata
dall’inizio della quarantena, che gli sfrigola dentro. Il mondo, che alla sua età
deve sembrargli immenso e avventuroso, gli si è ristretto addosso, come i vestiti che da un
mese all’altro non gli stanno più. Mentre corre dietro a un pallone tra la cucina e il salotto
mi sembra di vederla vibrare come un alone attorno a lui, tutta quella energia, dopo due
mesi di isolamento, di pazientissima accettazione di regole che ha dovuto apprendere e
interiorizzare da noi adulti.

I bambini sono fatti di abitudini e pazienza. Sanno che quando fanno i bravi quel che
li aspetta è un premio. Hanno imparato che il mondo dei grandi ha escogitato questa regola per ottenere la loro docilità. Anche mio figlio mi interroga con lo sguardo. E la domanda è: quando? Quando si torna al parco? Quando riprende il karate? Quando mi porti
al mare? Quando riapre la scuola? Quando potrò rivedere i miei amichetti?
I bambini sono fatti di domande e di risposte. Se la risposta dei grandi è una bugia o
una mezza verità, loro lo scoprono subito perché lo vedono bene che gli si allunga il naso.
I bambini sono fatti di fiabe e di immaginazione. Ed è per questo che, imparando da loro, dobbiamo usare tutta la nostra fantasia per rimetterli nel mondo.

Dovremo immaginare un pifferaio di Hamelin alla rovescia, che invece di portar via i
bambini li faccia riapparire. I ragazzini scomparsi tornerebbero pian piano ad abitare le città: giardini pubblici, spiagge, aule, centri sportivi. Questo pifferaio riaprirebbe
la scuola, prima di tutto, perché è lì che succedono tante cose: l’amicizia, lo studio, il
gioco, il movimento, la condivisione, la scoperta. Porterebbe i bambini a far lezione
all’aperto (col bel tempo), o al chiuso ma in spazi grandi – nei teatri, nei cinema, nelle sale comunali -, o in cortile, o in classe ma a file alterne, a giorni alterni, a orari alterni. Anzi farebbe di più: farebbe durare per magia questo anno scolastico fino al mese di luglio
e lo farebbe riprendere un po’ prima. Perché il distanziamento sociale alla lunga si
trasforma in distanziamento culturale, tra quelli che sono riusciti ad aggrapparsi alla
zattera della didattica via web e quelli che sono rimasti in mare aperto – senza video lezioni, senza la vicinanza dei loro insegnanti, senza un supporto famigliare – e questo
distacco non lo colmeranno più.

Li farebbe rispuntare per le strade, il pifferaio al contrario, con mascherina e distanza
di sicurezza, a camminare per le loro città e i loro paesi, e scoprire che sì, esistono ancora,
non sono spariti dietro le mura di casa. Libererebbe braccia, gambe, mani, ginocchia, piedi, gomiti e farebbe tornare sporchi quei vestiti che per mesi sono rimasti tristemente lindi.
Questo farebbe, un pifferaio buono. Riporterebbe indietro tutti i bambini: carne, ossa e
speranze.