Scelti X voi- Le carte del governo che il parlamento dovrebbe scoprire- di Massimo Villone per il Manifesto

0
150

Anche se siete in prima elementare, vi voglio fare una domanda difficile, una domanda da grandi. Anche se non sapete la risposta, vi chiedo di provare a trovare una risposta. La domanda è questa: perché, secondo voi, le giornate in inverno e in autunno sono più corte e invece in primavera e in estate si allungano sempre più? L’avete notata questa cosa qui?

«Sì, è vero. Io me ne sono accorto. Però non so come mai». «Anche io lo sapevo, ma non so perché». «In estate sono più lunghe perché…. Perché poi c’è più caldo. Forse è per questo. Invece in inverno c’è più freddo e allora, per fortuna, sono più corte». «Per me sono lunghe uguali, solo che viene prima la notte, il buio, la luna». «Forse il
caldo allunga le giornate, allunga il tempo, le ore. Invece il freddo le restringe. Ma non sono
sicuro che è così». «Per me le giornate, in inverno, sono più corte perché a Natale ci sono le luci da mettere sull’albero e se c’era giorno, se c’era la luce, dopo le luci non si vedevano
bene». «Poi c’è anche la neve, delle volte». «Ma questo cosa c’entra?».
È una domanda difficile, ma siete bravi a provare a rispondere ugualmente. Continuate…

«Allora, per me, può essere che in estate tutte le cose sono lunghe, per esempio le ombre,
anche le ombre, in estate, sono più lunghe…» «Perché c’è più sole!» «Forse se c’è più sole e più caldo si allungano, invece se c’è più freddo le ombre si accorciano come le giornate». «Può darsi che è una gentilezza di Dio per non farci… Per non farci infreddolire troppo in inverno…» «Io credo che le giornate, dipende…. Dipende se sono lunghe o
corte dal tempo. Se piove diventano più corte. Invece con il sole sembrano più lunghe. Ma forse sono lunghe uguali». «Se piove viene buio prima». «In vacanza sono più lunghe». «Può darsi che se c’è più caldo il sole si consuma più in fretta, allora…. Allora….» «Il sole vuole esserci soprattutto in primavera e in estate perché c’è un cielo migliore, più azzurro». «In inverno puoi andare a mangiare fuori? In pizzeria? O sul terrazzo? No,
non puoi». «Io credo che le giornate durano di più in estate perché in estate c’è più tempo. Allora possono essere più lunghe. Perché il tempo ha più spazio. Anche le persone hanno più tempo. Per questo le giornate sono un po’ più lunghe. Ma non molto di più, solo un po’ credo…» «No, in estate sono molto più lunghe, lunghissime. Viene il sole prima alla mattina. Quando io mi sveglio c’è già il sole!» «Ma quello è perché siamo a casa da scuola e allora, e allora….

Insomma, bisogna che ti svegli prima come in inverno e allora sì che è ancora buio!» «Per me in inverno il sole fa più fatica a splendere, invece in primavera e in estate il cielo è più libero e fa meno fatica a splendere e i suoi raggi vanno più lontano, sono più dritti, allora è per questo, allora può essere per questo che le giornate sono più lunghe…» «Perché? Non ho capito…» «Forse perché i raggi del sole che sono più lunghi, in estate. E così anche le giornate diventano più lunghe». «Per me i  raggi del sole sono sempre uguali, è un altro motivo». «Poi in inverno e in autunno il sole c’è poche volte». «Cosa vuol dire?»
«Quando non c’è il sole, allora? Perché quando non c’è il sole sono più corte?» « Per questo!» «No, non credo, per me non è per questo, non è per i raggi, altrimenti quando non c’è il sole? Come mai le giornate ci sono anche quando non c’è il sole? Quando in cielo non c’è il sole? E invece le giornate ci sono ugualmente, eh? Allora vuol
dire che i raggi del sole e il sole non c’entrano niente con la lunghezza delle giornate!» «Tu maestro lo sai? Ce lo spieghi?» No. Non lo so. «Non ci credo. Se non lo sapevi non ci facevi la domanda, invece ce l’hai fatta. Perché? Perché ce l’hai fatta?» «Per me lo sai
ma non vuoi dircelo, vero?». Può darsi. «Perché? È una cosa così difficile?» «Per me il maestro non vuole dircelo perché non è facile da capire per un bambino, se
no ce lo diceva». «È uno scherzo, vero? Perché ci stai facendo uno scherzo?».
Allora, bambini, facciamo così: prima provate a fare questa domanda anche ai vostri
genitori e ascoltate le loro risposte, poi a scuola ne parliamo e guardiamo di scoprire questo segreto. Ok? «E- ha continuato -, soprattutto, a tutela del principio supremo di
democraticità che informa di sé l’intero ordinamento giuridico». Benissimo. Ma è vero? Solo
i pochi decreti-legge via via adottati possono essere ricondotti alle parole di Conte, non
il torrente di dpcm, di ordinanze, circolari, chiarimenti e quant’altro di ministri, governatori, sindaci, protezione civile e commissari assortiti, che in concreto limitano pesantemente libertà e diritti costituzionalmente protetti. Un dibattito parlamentare avrebbe potuto e potrebbe far luce su punti essenziali. Il primo è l’incertezza sui dati.
Non sappiamo, ad esempio,quanti sono gli asintomatici o paucisintomatici, o quante
morti siano dovute a un contagio non rilevato. Forse, la prima vera e affidabile conoscenza l’avremo solo con l’indagine statistica a campione che – ha annunciato Conte – è ai nastri
di partenza. Ma per l’esito aspetteremo molte settimane.

Intanto, quale significato possono mai avere i principi di precauzione e proporzionalità che Conte, da buon giurista, ha richiamato per le limitazioni a libertà e diritti, se i dati che ne sarebbero il presupposto sono inaffidabili? Che senso ha parlare di una «curva del contagio»? Come si potrà disegnare una strategia di ripartenza razionale e non sollecitata da questa o quella lobby? Su quali dati si fonda la proposta della
task force di Colao ? Il secondo è l’incertezza sugli strumenti, come l’app sul tracciamento, che sarà volontaria, e potrebbe alla fine tradursi in un’arma di distrazione di massa. Si discute molto di privacy, ed è giusto. Ma intanto l’app dovrebbe essere utilizzata da
almeno il 60% della popolazione. E il digital divide? E le famiglie in cui c’è un solo smartphone, o nessuno? E come assicurare che ognuno scarichi l’app, porti lo smartphone sempre con sé, faccia le prescritte comunicazioni? Quid juris per chi non è consapevole di essere contagiato e contagioso? A precauzione e proporzionalità si aggiunge la razionalità, intesa come idoneità rispetto al fine. È bene che Conte abbia escluso «limitazioni o altri pregiudizi» per chi non la scaricherà. Ma è singolare che in specie per l’app Conte affermi che il “coinvolgimento del Parlamento deve essere pieno e stringente, essendo coinvolti diritti costituzionali fondamentali”. E tutto il resto? Il terzo è la babele istituzionale. Monta la conflittualità – e la competizione – tra governo e regioni, governatori, sindaci.
Dilagano risposte locali fai date. De Luca minaccia di blindare la Campania, in palese violazione della Costituzione. Si parla di riaccentrare la sanità, con
immediato allarme dei governatori. (Bonaccini, Fatto quotidiano, 6 aprile; Zaia, Corriere
della sera, 20 aprile). Emerge un’esigenza di par condicio territoriale, forse a rischio con
una ripartenza legata alla –diseguale – ricettività delle strutture sanitarie. Preoccupa
che a Palazzo Chigi circoli la proposta di sospendere il vincolo del 34% della spesa in conto
capitale della PA per il Mezzogiorno. Il virus come occasione di un ennesimo attacco all’unità del paese? È inaccettabile che si decida in cabine di regia
prive di trasparenza, mentre in parlamento si tace. Infine, si pensa davvero a una
quarantena speciale e più lunga per gli anziani? È incostituzionale. Certo, si può sostenere che gli anziani sono in una condizione diversa, che giustifica trattamenti differenziati.
Ma la condizione diversa viene non dall’età in sé, quanto piuttosto dalla salute più precaria.
Allora bisognerebbe insieme agli anziani e a prescindere dall’età mantenere ai simil-arresti domiciliari cardiopatici, diabetici, bronchitici cronici, immunodepressi, oncologici e
altri ancora. Si discute molto – mai in parlamento – delle lezioni che vengono dalla crisi. Una la vogliamo sottolineare. Se i governatori avessero avuto poteri su strade, autostrade, porti, aeroporti, ferrovie, come alcuni vorrebbero ai sensi dell’art. 116 Cost.,
qualche blindatura di confini regionali l’avremmo forse vista davvero. Quindi speriamo
che nel cimitero del Covid-19 possa riposare in pace il regionalismo differenziato fin qui
conosciuto. Amen.