Scelti per voi – Il Virus sta uccidendo la libertà d’informazione – di Peppino Ortoleva per il Secolo XIX

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Quando si entra in guerra, dice un’antica massima, la prima vittima è la verità.  In questa
crisi globale del coronavirus, che fin troppo spesso viene paragonata a una guerra, una
delle vittime rischia di essere la libertà d’informazione. Diversi sono i paesi nei quali in
queste settimane sono state emanate nuove norme che, in nome della lotta all’allarmismo e alle fake news, attribuiscono di fatto ai governi il monopolio della verità-

Un caso di cui si è discusso, ma senza che ne siano state tratte sostanziali conseguenze, è quello dell’Ungheria: dove il parlamento ha approvato a larghissima maggioranza una legge  che prevede pene, dalle multe alla prigione fino a 5 anni, per
chi diffonde notizie false o distorte che possono allarmare o agitare il pubblico. La
norma entrata in vigore nelle Filippine contro chi diffonde false informazioni sul coronavirus, che da noi è stata meno notata, prevede multe fino a quasi 20.000 dollari (una pena molto grave in un paese povero) e carcere fino a due mesi. In Cambogia 24 persone sono state imprigionate per false informazioni sul coronavirus. Altri casi analoghi sono stati registrati in Thailandia e Serbia.

Si potrà osservare che queste norme nascono da un’esigenza concreta: in un momento di grave allarme, i social network e gli stessi organi di informazione professionale possono in effetti dare ampia diffusione a notizie incontrollate, e creare volutamente o meno
uno stato di panico. Ma se il problema esiste, norme e sentenze del genere
non sono una risposta, anzi sono peggiori del male che dichiarano di voler combattere.
Infatti, come osservava circa un secolo fa un grande storico, Marc Bloch, proprio dove si
sa che l’informazione è controllata e che agisce la censura la credibilità delle notizie ufficiali diminuisce, non cresce; e si attribuisce maggiore, non minore, fiducia alle voci e dicerie che circolano, a voce o con tanti altri mezzi. Nessun governo, neppure il più totalitario, riesce a impedire che la gente parli. Così che in tempo di guerra, quando massimo era il controllo su tutto quello che viene stampato e perfino sulla corrispondenza privata, si sono sempre diffuse quelle false notizie, a volte vere e proprie leggende, di cui Bloch ha scritto ben prima che l’espressione fake news diventasse di moda.
Inoltre, pretendere di fissare una verità di stato è tanto più assurdo nell’emergenza legata al coronavirus, perchè in materia le certezze semplicemente non ci sono. In questi
mesi perfino gli organi di stampa più autorevoli, per non parlare dei politici, hanno contraddetto più volte se stessi diffondendo giorno dopo giorno non solo opinioni, ma pure
informazioni di origine scientifica che poi venivano rettificate o smentite.

Impedire a chiunque di mettere in discussione quello che fa il governo, o di diffondere notizie su suoi errori o mancanze. Ci sono paesi dove già la libertà d’informazione era nulla o gravemente limitata, come la Russia, la Turchia, la Cina: ed è probabilmente vero che
in Cina sia il numero dei morti sia la dinamica dell’epidemia sono stati tenuti nascosti. Ora altri governi colgono quest’occasione per limitarla. In tutte le democrazie la libertà di stampa, che è divenuta poi nella nostra Costituzione libertà di manifestazione, è uno dei primi principi, sottopone il potere ad una possibilità di critica, permette di svelare i suoi errori e le sue malefatte. Per lo stesso motivo,è la prima libertà che i regimi dittatoriali sopprimonoi. Lo fanno ora dichiarando di volere proteggere i cittadini: lo stesso pretesto di sempre, per il vostro bene. E il danno non riguarda solo il loro paese, l’informazione manipolata danneggia tutti, tanto pi˘ in unepoca globale come questa.