Serviranno altri quattro mesi per conoscere l’esito della consulenza medico-legale disposta dai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Salerno nel processo a carico di Aniello Palumbo, il 63enne accusato dell’omicidio della sorella Maria Cristina. La donna era morta in ospedale quattro mesi dopo essere stata colpita alla testa con un martello durante una lite familiare scoppiata per questioni ereditarie nella loro abitazione di via Poggiomarino, a Scafati.
La perizia, affidata a un consulente nominato dal collegio giudicante, dovrà stabilire se esista un nesso di causalità diretto tra l’aggressione e il decesso. In particolare, il tecnico dovrà chiarire se la morte della donna — avvenuta a seguito di una infezione polmonare contratta durante il ricovero ospedaliero — possa essere considerata conseguenza dei colpi inferti dall’imputato o se sia riconducibile a complicanze indipendenti.
La Corte ha concesso una proroga fino a febbraio 2026 per la consegna della consulenza, considerata determinante ai fini del giudizio. Solo dopo l’acquisizione del documento, i giudici potranno pronunciarsi sull’eventuale conferma o revisione della condanna emessa in primo grado.
Nel 2023 Aniello Palumbo era stato condannato a 11 anni di reclusione per omicidio volontario, pena ridotta per l’esclusione di alcune aggravanti contestate dall’accusa. Il nuovo accertamento tecnico, dunque, potrebbe modificare in modo sostanziale l’esito del processo, chiarendo se la morte di Maria Cristina Palumbo sia stata o meno la diretta conseguenza dell’aggressione subita.

