Rischiano il processo i tre scafatesi arrestati lo scorso gennaio, per aver picchiato e sequestrato un giovane marocchino accusato del furto di un motorino. Era l’inizio di gennaio, quando i carabinieri raccolsero la segnalazione di un giovane africano, che segnalò il sequestro di un suo connazionale nei pressi di una gelateria, da parte di almeno sette persone in sella a quattro motorini. L’uomo fornì anche l’indirizzo, presso il quale i carabinieri giunsero poco dopo. Qui, erano presenti G.M. e A.M. , padre e figlio, insieme a P.F. , un amico. A domanda specifica dei militari, due di loro asserirono che non vi fosse nessuno in quell’abitazione. Ma i carabinieri, non convinti, effettuarono una perquisizione trovando Achrafe Khazzar, un 18enne marocchino, dietro una tenda che dava accesso al bagno. «Finalmente siete arrivati», esclamò la vittima. Il giovane era stato prelevato 30 minuti prima e portato in quella casa, dove sarebbe stato picchiato con calci e pugni, anche con un bastone, per poi essere minacciato di morte con un coltello.
Quando i carabinieri lo liberarono, fu trasferito in ospedale dove fu curato per escoriazioni alla mano destra, una contusione al ginocchio e un trauma cranico con escoriazioni al cuoio capelluto. All’esterno di una gelateria, era stato avvicinato e costretto a salire in sella ad un motorino da diverse persone, per poi essere portato in un appartamento a lui sconosciuto. «Dimmi dove sta altrimenti ti portiamo in cantina e ti riempiamo di mazzate per tre giorni». Così avrebbe parlato uno dei sequestratori nei confronti del giovane africano, al quale fu concesso di utilizzare un telefono cellulare per parlare con un amico, nella speranza di riuscire a trovare quel motorino. Su quest’ultimo, il giovane aveva sostenuto più volte di non saperne niente. Al cellulare, la vittima ne approfittò – parlando la sua lingua – per indirizzare l’amico al domicilio dove era stato portato con la forza. Un’azione che gli costò una violenta aggressione – nel gruppo c’era chi riuscì a capire quanto detto dal 18enne al telefono – qualche minuto prima che arrivassero i carabinieri. Per tre di quelle persone, la procura ha chiesto ora il giudizio immediato.
Nicola Sorrentino

