Il sindaco respinge le accuse di irregolarità. Dieci consiglieri di opposizione denunciano la mancanza del numero legale durante l’ultima seduta
Si infiamma il confronto politico a Scafati dopo il Consiglio comunale del 28 novembre, durante il quale sono state approvate alcune variazioni di bilancio su fondi ministeriali destinati alle politiche sociali. Una parte dell’opposizione ha presentato un esposto alla Prefettura di Salerno e alla Corte dei Conti, sostenendo che al momento del voto mancasse il numero legale necessario a procedere.
Il sindaco Pasquale Aliberti ha respinto ogni contestazione, spiegando che la delibera approvata con dodici voti favorevoli riguardava una variazione di bilancio e non il bilancio stesso. Per questo motivo, secondo il primo cittadino, sarebbe bastata la maggioranza semplice, come previsto dall’articolo 100 dello statuto comunale. Aliberti ha sottolineato che questa impostazione è sempre stata adottata anche dalle amministrazioni precedenti e ha definito “premeditato ma mal congegnato” l’abbandono dell’aula da parte dell’opposizione.
Il sindaco ha inoltre attaccato duramente i consiglieri che hanno sollevato la questione, accusandoli di scarsa conoscenza delle norme amministrative e annunciando che lascerà l’incarico a febbraio, quando la città tornerà alle urne. Il primo cittadino ha difeso anche l’operato dei funzionari comunali, definendoli professionisti competenti e mettendo in guardia contro quello che ritiene un tentativo dell’opposizione di delegittimarne il lavoro.
A firmare l’esposto sono stati i consiglieri Francesco Carotenuto, Ignazio Tafuro, Nunzia Pisacane, Francesco Velardo, Michele Grimaldi, Corrado Scarlato, Michelangelo Ambrunzo, Pasquale Vitiello, Gennaro Avagnano e Assunta Barone. I firmatari parlano di una condotta “di estrema gravità istituzionale”, sostenendo che la seduta si sia svolta nonostante “la chiara e verificabile mancanza del quorum”, condizione essenziale per la discussione e l’approvazione degli atti. Una violazione che, secondo l’opposizione, mette a rischio la legittimità delle delibere adottate e potrebbe produrre conseguenze anche sul piano amministrativo e contabile.

