La nota stampa del consigliere comunale Giuseppe Sarconio M5S:
Ieri ho voluto mantenere la serenità che il giorno di Pasqua ci richiede, ma è diventato difficile non esprimere oggi il mio pensiero, il mio disappunto, la mia disapprovazione per tutto quello che è successo la notte scorsa nella chiesa principale di Scafati: 38 persone sono state denunciate per aver celebrato una funzione pasquale, contravvenendo alle disposizioni.
Vanno bene le scuse, ovvie, come doverosa l’assunzione di responsabilità dell’accaduto da parte dal parroco della chiesa Madonna delle Vergini, chiamato nella sua funzione come minimo a dare l’esempio. Un esempio che c’è stato, ma cattivo, purtroppo. Cosa non va bene è che il parroco ha affermato che alla funzione c’erano solo le figure autorizzate e le loro famiglie. Famiglie alquanto allargate dai numeri. 40 sono tanti.
Chi mi conosce sa che evito le polemiche, soprattutto in questo periodo, ma la nota dolente che tengo a sottolineare è anche verso le istituzioni civili locali chiamate a tutelarci. Il sindaco, nonché primo cittadino, prima autorità sanitaria locale, non doveva limitarsi ad un post o un video di condanna, che se pur apprezzabile è stato il minimo contro il grave episodio accaduto. Mi sarei aspettato che, da autorità di governo, da primo respondabile della salute pubblica della nostra città, fosse andato a verificare di persona quello che stava accadendo ed è accaduto, che avesse relazionato ai cittadini in modo preciso e puntuale. Sia chiaro non ci servivano nomi e cognomi dei sanzionati, ma sicurezza, presenza, tutela, chiarezza e trasparenza. Mi sarei aspettato una relazione alla città che spiegasse e ricostruisse la dinamica, le azioni intraprese, le responsabilità e cosa prevede la normativa in questi casi. Oggi lo farà? Terrà conto di questa critica costruttiva? Lo ha fatto e sottovalutando non lo ha comunicato?
Mi sarei aspettato anche un supporto più che doveroso anche alle forze dell’ordine, una sinergia tra il governo cittadino e i militari che da quanto ho appurato non c’è stato o non sono stati capaci di farlo trasparire, e quantomeno non ci si è mossi nei modi che richiedeva il grave episodio accaduto sabato Santo. Poi non tutti sono medici, non tutti sono avvocati, non tutti sono edotti sulle procedure, ed era doveroso rapportate alla comunità tutto quanto possibile sul grave episodio accaduto e non rimandare a quando “le carte” sarebbero arrivate sul suo tavolo, come affermato dal sindaco. Non si trattava di mettersi “contro” la chiesa ma a favore dei cittadini, se è stato questo a fermare ogni azione immediata. Era una opportunità e soprattutto un dovere attivarsi a 360 gradi. Va bene la responsabilità, va bene evitare polemiche, ma dopo una serie di situazioni la misura diventa colma.
Sono dispiaciuto molto anche per il brutto esempio dato dalle persone che hanno partecipato all’evento, perché con la loro trasgressione si sono messi al di sopra anche di chi non ha potuto celebrare neanche una funzione per la morte dei loro cari. Sono migliaia le persone di Scafati che stanno facendo sacrifici economici, personali, sociali e lavorativi. E vanno rispettati. Per non parlare del danno di immagine alle chiese in generale e alla nostra città.
Un plauso va alle forze dell’ordine che hanno garantito il rispetto delle leggi, hanno applicato le sanzioni previste in modo ligio ed intransigente, come da sempre fanno. Il comandante Gennaro Vitolo ha condotto una operazione che è durata tutta la nottata del sabato Santo ed è proseguita per l’intera giornata di Pasqua. A tutti i partecipanti sono state contestati i reati previsti dalla trasgressione acclarata e notificati gli obblighi di quarantena. Ancora una volta voglio sottolineare il loro sacrificarsi quotidianamente per proteggerci, rendere sicura questa città e far rispettare la legge.
Alla fine di questa emergenza proporrò un gesto di encomio da parte del Comune a tutte le forze dell’ordine, Carabinieri e Polizia Locale su tutti.
Spero che quanto accaduto possa essere d’esempio e lezione nel capire che tutti devono rispettare la comunità e le leggi.

